Palermo

Traffico illegale di corallo rosso nel Canale di Sicilia: sequestrati 700 chili di “oro del mare” – FOTO

Denunce e sequestro dell’imbarcazione

di Sergio Randazzo -

Importante operazione della Guardia di Finanza, che grazie alla sinergia tra il Reparto Operativo Aeronavale di Palermo e il Gruppo Esplorazione Aeromarittima di Pratica di Mare, ha individuato e bloccato un traffico illecito di corallo rosso del Mediterraneo (Corallium rubrum).

L’individuazione del natante sospetto

Un aereo delle Fiamme Gialle, impegnato nei controlli a tutela dei confini doganali europei, ha intercettato un “target” di interesse che navigava ad alta velocità nel Canale di Sicilia in direzione delle coste del Trapanese.
L’imbarcazione, sospettata di provenire dalle coste magrebine e di essere coinvolta in traffici illeciti, è stata segnalata alle unità navali del Corpo, che hanno immediatamente avviato le manovre di intercettazione.

Il controllo al largo di Marettimo

Il Guardacoste ha raggiunto il natante – un imbarcazione da diporto lunga circa 10 metri – e lo ha fermato in acque territoriali, al largo dell’isola di Marettimo. A bordo si trovavano tre persone residenti nel Trapanese.
Il comportamento sospetto degli occupanti ha indotto i finanzieri a procedere con una perquisizione dei locali interni, dove sono stati rinvenuti 22 colli confezionati e sigillati contenenti un ingente carico di corallo rosso del Mediterraneo.

Sequestrati 700 chili di corallo rubrum

All’interno dei colli erano custoditi oltre 700 chilogrammi di corallo rubrum, una risorsa marina preziosa e tutelata, la cui raccolta è rigidamente regolamentata: può essere effettuata solo in determinati periodi dell’anno, a specifiche profondità e distanze dalla costa, e solo da pescatori muniti di apposita licenza.
I tre soggetti a bordo non sono stati in grado di esibire alcuna documentazione commerciale sulla provenienza del materiale.

Denunce e sequestro dell’imbarcazione

Il carico di corallo e l’imbarcazione utilizzata per l’illecito trasporto sono stati posti sotto sequestro. I tre individui sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per i reati di ricettazione e contrabbando.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica competente, proseguono per individuare ulteriori responsabili e canali di commercio del prezioso materiale, che se immesso sul mercato avrebbe potuto generare profitti illeciti stimati in circa 500 mila euro.