Attualità

Trapani Birgi tra tensioni militari e turismo

Le tensioni in Medio Oriente riaccendono i riflettori su Trapani Birgi. La base del 37° Stormo torna al centro dello scacchiere Nato e cresce la preoccupazione per possibili ripercussioni sullo scalo civile e sul turismo

di francesco appari -

Il conflitto in Medio Oriente riporta Trapani Birgi al centro dello scenario internazionale. L’aeroporto “Vincenzo Florio” condivide la pista con il 37° Stormo dell’Aeronautica Militare, uno dei principali presìdi di difesa aerea nel quadrante sud della Nato.

In queste settimane di tensione, l’attenzione si concentra proprio sul ruolo operativo della base militare. Birgi non è una piattaforma diretta di attacco, ma è un nodo strategico per sorveglianza, pattugliamento e attività radar nel Mediterraneo. Un’infrastruttura sensibile che, in caso di escalation, potrebbe vedere aumentare l’attività militare.

Ed è qui che riemerge il ricordo del 2011. Durante la guerra in Libia, lo scalo civile fu chiuso per mesi per consentire le operazioni Nato. I voli vennero spostati su Palermo e l’economia turistica della provincia subì un colpo durissimo. Un precedente che oggi preoccupa operatori e imprenditori.

Al momento i voli sono regolari e non si registrano limitazioni. Ma il timore è che un incremento delle missioni militari possa incidere su slot e corridoi di volo civili, proprio mentre Birgi punta a superare il milione e mezzo di passeggeri entro il 2026.

Sulla vicenda è intervenuta la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che ha presentato un’interrogazione urgente all’Assemblea siciliana per chiedere chiarezza sul ruolo operativo della base e garanzie per la piena funzionalità dello scalo civile.

Il nodo è sempre lo stesso: sicurezza nazionale e sviluppo economico devono convivere. Ma a Trapani, quando nel Mediterraneo si accende una guerra, la pista di Birgi torna a essere un equilibrio fragile tra strategia militare e futuro turistico.