Cronaca
Uno delle due vittime non era “in nero”
Parlano i familiari dell'operaio rumeno
Tra lacrime, sconcerto, rabbia e il lutto i familiari di Daniluc Tiberi, una delle due vittime dell’incidente sul lavoro di ieri a Palermo, hanno voluto precisare stamattina che il loro congiunto non lavorava in nero come riportato in un primo momento sulla stampa. Tanta commozione oggi sul luogo della tragedia, in via Ruggero Marturano, dove il 50enne Daniluc e il 41enne Najahi Jaleleddine sono precipitati dal cestello di una gru mentre lavoravano alla ristrutturazione di un appartamento al decimo piano di uno stabile. Intanto gli investigatori hanno recuperato un cellulare trovato sulla pensilina di un gommista dove è precipitato il cestello. Lo smartphone sarà analizzato per ricostruire gli ultimi momenti prima dell’incidente mortale. Nei prossimi giorni saranno effettuate le perizie sulla gru, che non verrà spostata fino alla conclusione degli accertamenti. Tra gli elementi al vaglio anche la posizione del camion che sosteneva il braccio meccanico, apparso a diversi testimoni distante rispetto al punto in cui si stava lavorando. I due operai stavano completando un intervento iniziato da circa due settimane. Il magistrato Bruno Giordano, sempre attento alle tematiche della sicurezza sul lavoro, scrive: “il duplice operaicidio di Palermo non è una fatalità e non è dovuto soltanto a cause materiali che dovranno essere accertate dall’autorità giudiziaria, ma a precise responsabilità istituzionali perché da decenni la Regione non assume ispettori del lavoro mentre gli ispettori delle Asp sono gravemente sotto organico”.