Cronaca

Vicenda Anffas, anche l’ultimo indagato sceglie il silenzio

Terminano gli interrogatori preliminari nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Procura di Ragusa

di Leuccio Emmolo -

Si chiude il cerchio degli interrogatori preliminari nell’ambito della delicata inchiesta condotta dalla Procura di Ragusa sui presunti maltrattamenti ai danni di disabili psichici, sia adulti che minori, ospiti del centro diurno dell’Anffas di Modica.

Stamattina, assistito dalla propria legale, l’avvocata Simona Cultrera, l’ultimo degli indagati irreperibile nei giorni scorsi perché in Francia,  un operatore sottoposto agli arresti domiciliari una volta rientrato in Italia  è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari. Seguendo la linea già adottata da tutti gli altri coindagati lo scorso 6 agosto, anche lui si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L’indagine, sebbene formalmente non ancora chiusa, ha spinto gli inquirenti a chiedere e ottenere misure cautelari urgenti per tutelare i frequentatori del centro. Complessivamente, il procedimento conta tredici indagati, tutti chiamati a rispondere del reato di maltrattamenti aggravati in concorso.

Due arresti domiciliari disposti per l’ex presidente del centro e per uno degli operatori. Misure interdittive: sette operatori destinatari del divieto di prestare assistenza a disabili e persone fragili per la durata di dodici mesi. Sei persone coinvolte senza l’applicazione di provvedimenti restrittivi immediati.  

Gli inquirenti contestano ai soggetti coinvolti condotte di estrema gravità. Dalle risultanze investigative emergono episodi di violenza fisica e psicologica, spintoni, strattoni, tirate di capelli e di orecchie, fino a schiaffi, pugni e calci diretti ai pazienti fragili.

Un capitolo centrale dell’inchiesta riguarda inoltre l’omessa denuncia: secondo l’accusa, anche chi non avrebbe agito direttamente con violenza si sarebbe reso complice per non aver mai segnalato le condotte illecite dei colleghi.

Infine, alla struttura viene contestato l’esercizio abusivo della professione infermieristica. All’interno del centro diurno non risultava presente personale infermieristico qualificato, eppure, secondo quanto accertato dalle indagini,  sarebbe avvenuta comunque la somministrazione di farmaci da parte di personale non autorizzato.

Con il completamento degli interrogatori di garanzia, l’iter giudiziario entra ora in una nuova fase, in attesa delle decisioni del giudice in merito alla convalida delle misure cautelari e agli sviluppi dell’azione penale della Procura.