Palermo

Impugnata legge Sicilia su assunzione medici non obiettori

ll Governo nazionale ha impugnato la legge siciliana che escludeva gli obiettori di coscienza dai concorsi pubblici negli ospedali. Al centro dello scontro il bilanciamento tra diritti costituzionali e accesso reale all’aborto, in una delle Regioni con il più alto tasso di medici obiettori in Italia. La questione è squisitamente politica; a rimetterci il diritto all'autodeterminazione delle donne

di Chiara Scucces -

Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge 23 del 5 giugno scorso della Regione Siciliana; stiamo parlando della legge che avrebbe garantito la presenza di personale non obiettore nelle strutture pubbliche, rendendo così più agevole l’applicazione di una legge fondamentale per l’autodeterminazione delle donne, la 194 che al momento in Sicilia non sempre può essere applicata proprio a causa dell’altissimo numero di medici obiettori presenti nelle strutture pubbliche. La legge è stata impugnata perchè  violava l’articolo 117 della Costituzione, che garantisce i principi di uguaglianza, di diritto di obiezione di coscienza, di parità di accesso agli uffici pubblici e in tema di pubblico concorso. Ma secondo il Partito Democratico che aveva promosso la legge, se fosse stata approvata, non avrebbe limitato nessuno, ma avrebbe garantito ciò che già dovrebbe essere garantito per legge: il diritto delle donne a scegliere, e a farlo nei tempi e nei modi previsti dalla legge 194″. A sostenere la legge anche il Movimento Cinque Stelle; noi abbiamo sentito una delle deputate regionali, la pentastellata Stefania Campo che parla di un segnale gravissimo, un  passo indietro sul terreno dei diritti, che mostra chiaramente l’influenza del governo attuale  

Secondo la relazione annuale del ministero della Salute sull’applicazione della legge 194/1978, in Sicilia solo il 47,3% degli ospedali dotati di un reparto di ostetricia e/o ginecologia garantisce l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza contro una media nazionale del 61,1%. “In 13 regioni italiane la copertura supera il 60%, mentre l’Isola resta tra le ultime in termini di accessibilità al servizio. Inoltre l’obiezione di coscienza tra i ginecologi ha raggiunto in Sicilia l’81%, con picchi che in alcune province superano il 90%” “Chiederemo al governo regionale e all’Assemblea – annuncia il deputato Dario Safina primo firmatario della legge – di resistere, di difendere la legge così com’è. Siamo pronti ad affrontare il giudizio della Corte Costituzionale.” Anche le organizzazioni sindacali con la CGIL in testa, si oppongono a qualsiasi tentativo di revisione o limitazione della Legge 194, che ritengono un passo indietro rispetto ai diritti delle donne