Enna

Oggi l’ultimo saluto a Giuseppe, vittima innocente

La comunità si ferma per il lutto cittadino, domani la fiaccolata. Un destino spezzato che interroga la coscienza collettiva sull'escalation di violenza tra i giovani

di Pinella Rendo -

È il giorno del dolore, del silenzio e dell’addio a Capizzi. La piccola comunità sui Nebrodi si prepara a stringersi in un abbraccio muto attorno alla famiglia di Giuseppe Di Dio, il ragazzo di soli 16 anni strappato alla vita in una sera di follia. Le esequie si terranno questo pomeriggio, alle 15.00, in una chiesa che faticherà a contenere l’ondata di commozione, il Santuario di San Giacomo.

Come annunciato dal sindaco, Leonardo Giuseppe Principato Trosso, è stato proclamato il lutto cittadino: bandiere a mezz’asta e saracinesche abbassate per onorare la memoria di un giovane innocente la cui vita è stata spezzata per un crudele e incomprensibile errore. Giuseppe, alunno dell’Alberghiero di Troina, si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, raggiunto da un proiettile destinato ad un altro obiettivo.

Un agguato, avvenuto davanti a un bar in via Roma, che poteva trasformarsi in strage, come raccontano i testimoni. Domani sera, il dolore si trasformerà in un grido silenzioso di giustizia e di pace: un’intera comunità si ritroverà per la fiaccolata, un gesto di speranza e un monito contro la violenza che sta logorando il tessuto sociale.

La tragedia di Giuseppe Di Dio travolge Capizzi, ma il suo eco risuona in tutta Italia, riproponendo in modo drammatico l’urgenza di una riflessione. Si muore a 16 anni per sbaglio. Non per malattia, non per un incidente, ma per la cieca, sconsiderata e inaudita violenza che ormai non esita a imbracciare un’arma per regolare i conti. Giuseppe, con il suo sorriso e la sua vita ancora tutta da scrivere, è l’emblema di un’innocenza rubata.

La sua morte non è solo una fatalità, ma l’amaro frutto di un contesto in cui la violenza gratuita, le minacce e il ricorso alle armi sembrano essere diventati strumenti accessibili e, ancor peggio, accettati, per dirimere banali liti o vecchie ruggini.