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Ciclone Harry, i geologi: “Non una fatalità, ma un territorio fragile”

Torniamo a parlare del ciclone Harru e dei danni ingenti lasciati lungo le coste e in diverse città dopo il suo passaggio. Per l’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia non si tratta di un evento imprevedibile, ma della conseguenza di un territorio fragile e poco pianificato. L’appello è a investire in prevenzione e messa in sicurezza.

di Chiara Scucces -

I gravi danni provocati dal ciclone Harry lungo le coste e in diverse città siciliane riaccendono il dibattito sulla fragilità del territorio. Per l’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia non si è trattato di una fatalità, ma dell’ennesima conferma di uno scenario ormai strutturale, legato a eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e intensi. Se da un lato viene sottolineato come l’assenza di vittime rappresenti un risultato positivo delle attività di previsione e di gestione dell’emergenza da parte della Protezione Civile, dall’altro emergono con forza le criticità legate alla pianificazione territoriale e alla prevenzione. Le prime ricognizioni post-ciclone mostrano infatti che, dove sono stati realizzati interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e di contrasto all’erosione costiera, i danni risultano decisamente più contenuti. Al contrario, nelle aree prive di una pianificazione adeguata, l’impatto del ciclone è stato amplificato.

Secondo i geologi, molti dei danni avrebbero potuto essere evitati con una programmazione più attenta e strumenti urbanistici aggiornati. La messa in sicurezza delle coste e la difesa del suolo restano capitoli ancora aperti e non più rinviabili.

Probabilmente investire in prevenzione costa molto meno che intervenire in emergenza. Continuare a puntare solo sulla gestione delle calamità significa accettare un modello inefficiente e dannoso.