Attualità
Castello Donnafugata, è scontro totale sulla trasparenza
Il Sindaco Peppe Cassì respinge le accuse di opacità mosse da PD e Movimento 5 Stelle
Non c’è pace per il complesso monumentale di Donnafugata. Quella che doveva essere una svolta nella gestione del castello si è trasformata in un braccio di ferro legale e mediatico che vede il Sindaco Peppe Cassì nel mirino di un’opposizione quanto mai compatta. Tutto ruota attorno al Partenariato Speciale Pubblico-Privato, la procedura che avrebbe dovuto affidare a privati la co-gestione del sito.
Un iter naufragato ufficialmente lo scorso dicembre, ma che oggi si arricchisce di un retroscena pesante: le indagini della Procura e i tre accessi della Guardia di Finanza tra il 2024 e il 2025. Il Sindaco, Peppe Cassì, non indietreggia. Per il primo cittadino di Ragusa, non c’è stata alcuna comunicazione omissiva. Cassì sostiene che l’attenzione della Procura fosse un fatto scontato, viste le numerose segnalazioni politiche inviate agli inquirenti. “Cosa avremmo dovuto comunicare? Che lavoravamo sotto la lente d’ingrandimento?” replica il Sindaco, ribadendo che la decisione di interrompere la trattativa è stata puramente tecnica e non dettata dal fiato sul collo delle Fiamme Gialle. Per l’amministrazione, l’inchiesta sarà anzi utile a certificare la correttezza di ogni passaggio. Di parere opposto il Partito Democratico che ieri ha tenuto una conferenza stampa. Il segretario cittadino Riccardo Schininà, carte alla mano dopo unaccesso agli atti, punta il dito contro le date. L’ultimo controllo della Finanza sarebbe avvenuto a ridosso dello stop procedurale. “La città ha diritto alla verità” attacca Schininà, chiedendo se il dietrofront sia stato davvero una scelta autonoma o un atto dovuto per l’incalzare delle indagini.
In questo scontro si inserisce con forza anche la deputata regionale Stefania Campo. Il Movimento 5 Stelle rivendica la paternità dell’esposto che ha dato il via agli accertamenti: “Il silenzio del Comune è un fatto istituzionalmente grave” commenta Campo, sottolineando come la mancanza di trasparenza alimenti sfiducia nei confronti di chi gestisce un bene simbolo del territorio.
Mentre la magistratura prosegue il suo lavoro per verificare se siano state violate norme penali, la battaglia si sposta sul piano del consenso. Da un lato un’amministrazione che rivendica la legittimità dei propri atti, dall’altro un’opposizione che sente di aver scoperchiato un vaso di Pandora. Il futuro di Donnafugata, per ora, resta sospeso tra le aule di tribunale e quelle del Consiglio Comunale.