Messina
Strage di Montagnareale, una webcam sul fucile potrebbe svelare la dinamica
Le immagini al vaglio degli investigatori
Un piccolo dispositivo elettronico potrebbe contenere la chiave per ricostruire quanto accaduto nel bosco dei Nebrodi, dove tre cacciatori hanno perso la vita in quella che si profila come una tragica sequenza di colpi esplosi all’alba. Nelle immagini registrate da una action cam montata su un fucile, gli inquirenti sperano di trovare risposte decisive sulla strage di Montagnareale. Le vittime sono Giuseppe e Devis Pino, fratelli originari di San Pier Niceto, e Antonio Gatani. I tre sono stati trovati senza vita in un’area boschiva dei Nebrodi messinesi, uccisi da colpi di arma da fuoco. Un quarto uomo, A.S., amico di Gatani, è attualmente indagato per omicidio volontario.
Le immagini al vaglio degli investigatori
La webcam era fissata sulla carabina di Devis Pino, 26 anni, la più giovane delle vittime. Gli investigatori stanno analizzando il filmato, ma le immagini risulterebbero scure e di difficile lettura: la sparatoria sarebbe avvenuta poco dopo l’alba, in una giornata piovosa, condizioni che avrebbero compromesso la qualità della ripresa. Nonostante ciò, gli inquirenti contano di estrarre elementi utili da confrontare con gli accertamenti tecnici già disposti: esami stub per rilevare eventuali tracce di polvere da sparo e analisi balistiche sull’arma del quarto uomo.
Le ammissioni e la ricostruzione
Subito dopo il ritrovamento dei corpi, A.S. è stato sentito per ore dagli investigatori. In quella fase avrebbe ammesso di aver preso parte alla sparatoria, parlando di un incidente. Le dichiarazioni, rese senza la presenza di un legale, sono però inutilizzabili. Quando è stato formalmente indagato e assistito da un avvocato d’ufficio, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le ammissioni iniziali, unite agli esiti preliminari del medico legale e alla posizione dei corpi, hanno comunque consentito agli investigatori di delineare una prima ipotesi sulla dinamica.
Secondo la ricostruzione, il primo colpo sarebbe stato esploso da Antonio Gatani, 82 anni, forse tratto in inganno da un rumore o dal movimento di un cespuglio. La rosa dei pallettoni avrebbe colpito mortalmente Giuseppe Pino, la cui arma risulterebbe l’unica a non aver sparato, e ferito di striscio il fratello Devis. Quest’ultimo avrebbe reagito colpendo Gatani al torace. A quel punto il quarto uomo, in preda al panico, avrebbe sparato contro Devis per poi fuggire.
Accertamenti in corso
Nei prossimi giorni A.S. sarà nuovamente sentito dai magistrati. Attesi anche gli esiti degli esami tecnici, compresi quelli del Ris sull’arma. Accertamenti che, tuttavia, potrebbero non essere risolutivi: l’uomo era solito andare a caccia e l’eventuale presenza di polvere da sparo non costituirebbe automaticamente prova del suo coinvolgimento nella sparatoria.