Attualità
Dighe, livelli d’acqua sempre più bassi
Nonostante le piogge intense le dighe del comprensorio gelese non invasano e i livelli d'acqua sono sempre più bassi mentre nelle campagne proliferano gli investimenti sul fotovoltaico
Le piogge degli ultimi mesi, intense e decisamente fuori media, sull’isola hanno contribuito a risollevare i livelli di acqua invasati nelle dighe. In discontinuità rimangono invece i bacini artificiali del territorio. Le criticità strutturali continuano a renderli quasi del tutto inutilizzabili. In base ai dati di monitoraggio rilasciati dal distretto idrografico, il prospetto per il mese di febbraio rimane eloquente.
La diga Cimia, con una capacità di 10,00 milioni di metri cubi, nel mese in corso arriva a invasare 2,99 milioni di metri cubi. La condizione è quasi disperata, invece, a Comunelli, con una capacità di invaso di 8,00 milioni di metri cubi e un volume attuale di 0,17 milioni di metri cubi. Un quadro emergenziale che non varia neanche per Disueri: con una capacità di 23,60 milioni di metri cubi, invasa un volume di 0,48 milioni dimetri cubi. L’acqua finisce in mare, sversata per prevenire eventuali difficoltà di tenuta strutturale.
Un discorso diverso riguarda il bacino del Ragoleto, in gran parte destinato al sito Eni. A fronte di una capacità di 20,10 milioni di metri cubi, a febbraio invasa 10,03 milioni di metri cubi. Numeri che
chiaramente non fanno stare tranquilli gli agricoltori, che in questi mesi sono stati aiutati dalle piogge ma che nel prosieguo dovranno nuovamente prepararsi a un costante razionamento idrico, dato che i bacini non invasano e non assicureranno coperture sufficienti, soprattutto nel periodo estivo. Una carenza drammatica che la Regione sta cercando di tamponare con il piano delle traverse ma che necessiterebbe di un ripensamento complessivo degli interventi di manutenzione delle dighe, al palo a causa di fragilità strutturali e di interventi manutentivi ridotti all’osso.
La crisi di un comparto fondamentale per l’economia locale fa da sponda quasi naturale alla diffusione degli investimenti sull’agro-fotovoltaico. Ormai da anni, tante aziende di questo settore acquistano terreni e aree agricole, pure piuttosto vaste, per realizzare impianti fotovoltaici. “Progressivamente, questo territorio – fanno sapere diversi agricoltori – si sta trasformando in un grande polo, solo fotovoltaico. Sono progetti che sulla carta dovrebbero mettere insieme la produzione di energia e l’agricoltura ma che in realtà cancellano del tutto qualsiasi possibilità di coltivare”. Le autorizzazioni rilasciate dalla Regione, per investimenti di tipo agro-fotovoltaico sul territorio, sono molteplici. L’amministrazione comunale, con poca voce in capitolo quanto ai procedimenti autorizzativi, sta puntando anzitutto su compensazioni economiche da far versare alle aziende, per poi destinarle a progetti e servizi.