Attualità

Vescovi di Sicilia fanno muro attorno a Lorefice

«L’aggressività verbale è un campanello d’allarme per la nostra umanità. Non saremo complici dell'indifferenza»

di Pinella Rendo -

Non è la difesa d’ufficio di un singolo prelato, ma una riaffermazione solenne dell’identità stessa della Chiesa siciliana. I Vescovi dell’Isola si schierano compatti al fianco di monsignor Corrado Lorefice, l’arcivescovo di Palermo finito nel mirino di insulti e attacchi verbali dopo le sue accorate parole sulle stragi di migranti nel Mediterraneo.

In una nota ufficiale firmata da monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana (CESi), la Chiesa dell’Isola risponde colpo su colpo alle critiche, trasformando il caso Lorefice in una questione di principio che travalica i confini della cronaca locale.

Il messaggio dei vescovi è netto: le parole di Lorefice sulle “martoriate acque del Mare Nostro” non sono opinioni politiche personali, ma il cuore del messaggio cristiano. «Non è possibile scindere l’annuncio del Vangelo dalla difesa della dignità umana», scrive Raspanti, sottolineando come il grido dell’arcivescovo palermitano sia in perfetta continuità con il magistero di Papa Francesco e in preparazione al cammino della Chiesa verso il futuro.

Ciò che preoccupa i vertici della CESi non è solo il merito della disputa sui migranti, ma il clima d’odio che si è scatenato. La nota definisce gli attacchi ricevuti da Lorefice come un “campanello d’allarme” di una società che reagisce con rabbia davanti a richiami elementari di fraternità e libertà. I vescovi siciliani pongono una domanda scomoda a fedeli e cittadini: «Se restassimo indifferenti, avremmo ascoltato la nostra coscienza o l’avremmo messa a tacere?». Il silenzio, per la Chiesa siciliana, equivale all’acquiescenza e, in ultima analisi, alla complicità nelle tragedie che continuano a consumarsi nel Canale di Sicilia. L’appello finale è rivolto agli “uomini di buona volontà” affinché si possa ristabilire un clima di giustizia e amicizia sociale. La Sicilia dei vescovi, dunque, non arretra: il Mediterraneo resta il luogo dove si misura la tenuta morale del mondo contemporaneo e la Chiesa promette di non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita e pace.