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Ars in stallo ma il governo va avanti
La politica siciliana viaggia oggi su un doppio binario
La politica siciliana viaggia oggi su un doppio binario.
Da un lato c’è lo stallo dell’Ars, seguito al voto altamente divisivo sulla riforma degli Enti locali, che ha cristallizzato le fratture all’interno della maggioranza. C’è persino chi, con ironia al curaro, attribuisce l’andamento lento dei lavori al via libera alle quote rosa.
“Forse lo stop è dovuto alla norma sulle quote rosa che ormai è legge. Se ne facciano una ragione” è il commento di Marianna Caronia, una delle deputate che ha sostenuto la battaglia per la norma sulla quota minima di donne all’interno delle giunte comunali.
Per ripartire, quindi, appare necessario un rimpasto nella compagine governativa. Il presidente Renato Schifani dovrà attendere le prossime settimane e ciò che accadrà nelle aule giudiziarie, per capire quale sarà il destino dell’assessora al Turismo Elvira Amata e del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
“Lo diciamo da mesi: da quando la Dc è uscita dalla giunta la situazione è fuori controllo e l’aula si è trasformata in un Vietnam per la maggioranza”, è la spiegazione di Giuseppe Lombardo, deputato di Sud chiama Nord.
Sullo sfondo pesano anche le richieste dei partiti. La Dc punta a rientrare in giunta e chiede due deleghe, ma Schifani sarebbe disposto a concedere soltanto una casella. Restano in bilico anche le posizioni degli assessori tecnici: in vista del rush finale della legislatura, i partiti reclamano piena visibilità politica.
E se la politica procede al rallentatore — come dimostra anche il rinvio dell’intervento del governatore in aula sui danni del ciclone Harry — l’amministrazione, invece, accelera.
Un attivismo che, in alcuni casi, rischia di creare non pochi imbarazzi. La giunta si costituirà parte civile in due processi: quello sull’omicidio del presidente Mattarella, che vede l’ex prefetto Piritore imputato per depistaggio, e quello a carico del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, accusato di corruzione.