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Ragusa, caso Donnafugata: Civita torna all’attacco sul tema dei volontari

Continua a far discutere a Ragusa la vicenda dei cosiddetti “finti volontari” impiegati in diversi servizi comunali, tra cui anche il Castello di Donnafugata. Arriva una nuova presa di posizione della società Civita, che nei mesi scorsi aveva presentato una proposta di partenariato per la gestione del sito culturale. In un lungo comunicato la società torna a criticare l’operato del Comune e annuncia possibili iniziative legali.

di Chiara Scucces -

Si arricchisce di un nuovo capitolo la vicenda che nelle ultime settimane ha acceso il dibattito politico a Ragusa: quella dei cosiddetti “finti volontari” impiegati in diversi servizi comunali, tra cui anche il Castello di Donnafugata.

Al centro della polemica il sistema che negli anni avrebbe visto decine di persone garantire attività continuative – dall’apertura di siti culturali alla gestione di impianti sportivi e biblioteca – formalmente come volontari ma con mansioni assimilabili a un vero lavoro subordinato. Secondo il Partito Democratico, che nei giorni scorsi ha presentato tre mozioni in consiglio comunale e ha convocato una conferenza stampa sul tema, si tratta di un meccanismo che avrebbe coinvolto oltre trenta persone impegnate stabilmente nei servizi pubblici cittadini.

La questione è arrivata anche nell’aula consiliare, dove il sindaco Peppe Cassì ha difeso l’operato dell’amministrazione, sostenendo che il sistema aveva consentito negli anni di garantire l’apertura di strutture culturali e sportive che altrimenti sarebbero rimaste chiuse.

In questo contesto interviene ora anche la società Civita, che nei mesi scorsi aveva presentato una proposta di partenariato per la gestione del Castello di Donnafugata. In un nuovo comunicato stampa l’azienda sostiene di avere denunciato una gestione definita “vetusta e irregolare” e ribadisce che il proprio progetto avrebbe previsto la regolarizzazione dei volontari impiegati nel sito culturale, trasformandoli in lavoratori con piena dignità contrattuale.

La società respinge inoltre le accuse di voler privatizzare il bene culturale e annuncia possibili iniziative legali, spiegando di essere ancora in attesa di risposte formali alle richieste inviate al Comune. Civita solleva anche interrogativi sulla gestione diretta annunciata dall’amministrazione, chiedendo verifiche sul rispetto delle procedure di sicurezza e delle normative antincendio all’interno del castello.

La vicenda resta dunque aperta e continua ad alimentare il confronto politico in città, tra richieste di chiarimento sull’utilizzo dei volontari nei servizi comunali e il futuro della gestione di uno dei siti culturali più importanti del territorio ibleo.