Attualità
Concluse indagini su Cuffaro, cade accusa di associazione a delinquere
Adesso gli indagati hanno venti giorni di tempo per memorie e interrogatori
La Procura di Palermo ha inviato l’atto di avviso di conclusione delle indagini per l’inchiesta che coinvolge, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, oggi agli arresti domiciliari. L’avviso chiude la fase investigativa e ridisegna il quadro delle accuse: alcune cadono, altre restano.
E l’impianto iniziale si ridimensiona.
Il primo filone riguarda il concorso per la stabilizzazione degli operatori socio-sanitari all’ospedale Villa Sofia di Palermo. Secondo l’accusa, Cuffaro avrebbe ottenuto in anticipo le prove d’esame grazie al presidente della commissione, il primario Antonio Iacono, e all’allora manager Roberto Colletti, tramite il suo collaboratore Vito Raso. Quelle prove sarebbero poi state consegnate a una candidata. In cambio, Colletti avrebbe ottenuto sostegno per la conferma alla guida dell’ospedale, mentre a Iacono sarebbe stata prospettata una futura nomina.
Secondo capitolo: l’appalto dell’Asp di Siracusa. Qui l’ipotesi è traffico di influenze: Cuffaro avrebbe fatto da intermediario con i vertici della sanità regionale per favorire interessi privati in cambio di assunzioni e subappalti.
Ma anche in questo caso il quadro cambia: cade l’ipotesi di turbativa d’asta e scompare dall’atto il nome dell’ex direttore generale dell’Asp.
E soprattutto viene meno l’accusa più pesante: quella di associazione a delinquere.
La Procura non contesta più un sistema organizzato di potere.
Escono alcuni indagati, altri vedono alleggerirsi le contestazioni.
Scompare anche il capitolo sulla presunta tangente al Consorzio di bonifica, destinato all’archiviazione. Adesso si apre la fase decisiva: gli indagati hanno venti giorni per presentare memorie o chiedere di essere interrogati. Poi la Procura valuterà se chiedere il rinvio a giudizio.