Catania

Crisi della pesca, sospeso il fermo ma i pescherecci restano in porto

Possibile protesta nello Stretto di Messina

di Sergio Randazzo -

È stato sospeso per scadenza dei termini il fermo del comparto pesca, ma i pescherecci continueranno a restare nei porti. A comunicarlo è la Federazione armatori siciliani (Fas), che parla di una scelta non dettata da un passo indietro ma da una nuova strategia di mobilitazione.

Il presidente dell’organizzazione, Alfio Fabio Micalizzi, chiarisce infatti che la decisione rappresenta “non una resa, ma un cambio di passo” in una vertenza che coinvolge un comparto ormai “al limite della sopravvivenza economica e sociale”.

Assemblea il 20 aprile per decidere le nuove iniziative

Per fare il punto sulla situazione e definire le prossime azioni di protesta, lunedì 20 aprile è stata convocata un’assemblea del settore in raccordo con la direzione nazionale dell’Associazione pescatori marittimi professionali.

Nel corso dell’incontro saranno valutate le prossime iniziative di mobilitazione e verranno inviate richieste ufficiali ai ministeri competenti e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo, spiega Micalizzi, è ottenere risposte chiare e concrete: “Chiederemo risposte precise, non generiche. Il tempo delle interlocuzioni informali è finito”.

Il nodo del carburante

Al centro della protesta resta soprattutto il costo del carburante, considerato il principale fattore che sta mettendo in crisi la sostenibilità economica delle imprese della pesca.

Secondo la Fas, sarebbe necessario introdurre un tetto massimo tra 40 e 50 centesimi al litro per il carburante destinato alle attività di pesca. Anche in presenza di agevolazioni fiscali, sostiene Micalizzi, il prezzo non dovrebbe superare i 60-70 centesimi al litro.

“La realtà oggi è ben diversa – sottolinea –. Paghiamo oltre 1,20 euro al litro, con punte che arrivano fino a 1,40. Una condizione insostenibile che sta mettendo in ginocchio centinaia di imprese e rischia di cancellare un settore fondamentale per l’economia costiera”.

Ipotesi blocco dello Stretto il 1° maggio

Il presidente della Fas avverte inoltre che il comparto non è più disposto ad accettare “misure tampone o annunci”. “Le promesse fatte quando si era all’opposizione – afferma – devono tradursi in atti concreti. Il Governo dimostri da che parte sta: o con chi produce lavoro o con un sistema che sta portando alla chiusura di molte aziende”.