Cronaca

Exit Poll, Ministero condannato per l’arresto dei Nicosia

La Corte d’Appello di Catania ha condannato il Ministero dell'Economia a indennizzare l'ex sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia e il fratello Fabio per l'ingiusta detenzione subita nel 2017 nell'inchiesta 'Exit Poll'. I giudici parlano di errore grossolano e macroscopico.

di Chiara Scucces -

Assolti perché il fatto non sussiste, ora anche risarciti. Si chiude un cerchio per i fratelli Nicosia dopo nove anni di battaglie legali e affidano a un lungo sfogo su Facebook quest’ultimo tassello. L’ex sindaco di Vittoria e il fratello Fabio pubblicano i numeri delle sentenze – la 18 e la 20 del 2026 – con cui la Corte d’Appello di Catania ha condannato il Ministero dell’Economia a risarcirli per l’ingiusta detenzione subita nel 2017. Nel post di oggi, Giuseppe Nicosia evidenzia alcuni passaggi chiave dei giudici etnei. Non si tratta di un indennizzo simbolico: la Corte parla di “ingiustizia palese” e riconosce un risarcimento quintuplicato rispetto ai parametri standard. Il motivo risiede nel “surplus di effetto lesivo”: essere arrestati con l’accusa di mafia per chi, come Nicosia, si era sempre presentato come paladino dell’antimafia, ha prodotto un danno d’immagine devastante e superiore alla media. L’inchiesta “Exit Poll” ipotizzava un voto di scambio politico-mafioso che portò i fratelli Nicosia ai domiciliari e contribuì allo scioglimento del Comune di Vittoria. Accuse pesantissime che sono però cadute totalmente nel 2022, con un’assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”. “Un altro tassello di verità”, scrive l’ex sindaco, definendo l’intera indagine un “errore macroscopico” che né i diretti interessati né la città di Vittoria meritavano. Ma la battaglia legale non finisce qui: l’ex primo cittadino ha già annunciato l’avvio dell’azione risarcitoria per responsabilità civile dei magistrati. L’obiettivo finale, conclude sui social, è che anche la città venga ufficialmente riconosciuta come vittima di un ingiustificabile commissariamento.