Attualità

Guerra dell’acqua a Vittoria

Dopo l'affondo di Siciliacque sul debito da 9 milioni del comune di Vittoria, la risposta al vetriolo del Sindaco Francesco Aiello

di Pinella Rendo -

Non è più una disputa burocratica, è una vera e propria dichiarazione di guerra quella che il sindaco Francesco Aiello lancia contro Siciliacque. Dopo le pesanti accuse mosse dalla società, che ha denunciato l’ostruzionismo del Comune sulla manutenzione degli impianti, la risposta del primo cittadino non si è fatta attendere, affidata a un post dai toni epici e di forte mobilitazione popolare.

Aiello respinge al mittente le accuse di ostruzionismo e ribalta il tavolo, puntando il dito contro la natura stessa della società: “Siciliacque crede di essere padrona dell’acqua e dei territori serviti”, esordisce il primo cittadino, denunciando un sistema in cui i Comuni siciliani sarebbero “dati in pasto a Italgas”, il socio privato che detiene la maggioranza operativa del gestore. Il Sindaco contesta la legittimità delle operazioni sui misuratori previste a Madonna della Salute: per l’amministrazione, toccare i contatori senza il rispetto delle garanzie di legge è inaccettabile. “La Camera di Commercio deve presenziare e deve essere informata almeno sette giorni prima”, ricorda Aiello, sollevando il dubbio che il gestore voglia nascondere le inefficienze dei propri strumenti di misura. E poi c’è il debito milionario sbandierato da Siciliacque.

Secondo Aiello, quei conti sarebbero frutto di un errore di fondo: “Vogliono sostituire i contatori che non funzionano senza spiegare perché, pretendendo che il Comune paghi bollette calcolate con misuratori scassati. Non ci piegheremo. Il Sindaco evoca l’eredità dell’Eas e accusa Siciliacque di agire con la “spinta del comando rinforzato” di una struttura pubblica ormai asservita alle logiche del profitto privato.

“L’acqua è dei siciliani”, conclude Aiello, lanciando un appello alla mobilitazione generale: “Vogliono il potere assoluto in piena crisi idrica per vendere l’acqua a chi paga di più. Siamo pronti a fare le cose in regola, ma non passeranno!”.