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Furto al museo tra piste russe e traffici internazionali

A 23 giorni dal furto al Museo, gli investigatori seguono piste internazionali, dalla Russia all’Asia. Quattro tavole restano scomparse, mentre cresce l’ipotesi di un furto su commissione

di tcf -

Ventitré giorni dopo il furto che ha ferito al cuore la città dello Stretto, il giallo delle opere di Antonello da Messina si fa sempre più fitto e assume contorni internazionali. Le indagini della Procura seguono piste che portano lontano dalla Sicilia. Una guarda alla Russia, un’altra alle rotte criminali verso l’Asia. Ipotesi investigative ancora tutte da verificare, mentre quattro pannelli del Polittico di San Gregorio restano nelle mani di chi li ha portati via. Era la notte di Ferragosto.

Un blitz rapidissimo all’interno del Museo regionale. Pochi minuti per sottrarre alcune delle opere più preziose del patrimonio artistico siciliano, realizzate da Antonello nel 1473. Poi la fuga e un interrogativo che, a distanza di settimane, resta senza risposta: chi ha organizzato il colpo e soprattutto si poteva evitare? A riaccendere i riflettori sul caso è stato lo Speciale Tg1 “Arte in giallo”, firmato da Dania Mondini. Un’inchiesta che ha ricostruito le rotte del traffico internazionale di opere d’arte. Un mercato clandestino alimentato da furti su commissione, falsificazioni, riciclaggio e saccheggi, capace di muovere miliardi di dollari. Dentro questo scenario entra anche Messina. Gli investigatori non escludono una matrice mafiosa né un furto commissionato da qualcuno interessato al mercato nero dell’arte. E mentre le piste si moltiplicano, resta la sola certezza che delle quattro tavole di Antonello ancora non c’è traccia.