Attualità
Aeroporto di Comiso, il paradosso dei fondi: poche compagnie e futuro incerto
I Fondi ci sono, ma le compagnie non arrivano. È il paradosso denunciato dalla deputata regionale Stefania Campo sullo stato dell’Aeroporto di Comiso. Tra bandi deserti, rotte incerte e accuse sulla gestione, lo scalo ibleo sembra restare in difficoltà.
“Ci sono i fondi ma le compagnie non partecipano”. È questa la sintesi, dura e diretta, della deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, che riaccende il dibattito sul futuro dell’aeroporto di Comiso. In un recente comunicato stampa, la Campo parla apertamente di una situazione paradossale: dopo anni in cui il problema erano le risorse, oggi – sostiene – i finanziamenti ci sono ma non producono risultati concreti. Al centro della polemica i 9 milioni di euro stanziati in tre anni per attrarre nuove compagnie. Fondi che, secondo quanto dichiarato anche dal commissario della Camera di Commercio del Sud-Est, sarebbero stati accompagnati da bandi “appetibili”, ma che non hanno attirato vettori, andando di fatto deserti.
Campo evidenzia anche l’incertezza sulle rotte esistenti, come quella su Barcellona operata da Vueling, non ancora confermata; i ritardi nella programmazione, con voli messi in vendita troppo tardi per essere competitivi; l’assenza, denunciata da anni, di un piano industriale chiaro. E lancia un’accusa pesante: il rischio che lo scalo sia “parcheggiato”, mentre l’attenzione resta concentrata sull’aeroporto di Catania. Le parole della deputata si inseriscono in un quadro oggettivamente complesso per l’Aeroporto di Comiso. Il nodo centrale resta sempre lo stesso: senza una programmazione anticipata e stabile, le rotte faticano a riempirsi, e senza passeggeri le compagnie non investono. Un circolo vizioso che Campo sintetizza come “il cane che si morde la coda”. In questo scenario critico, arriva però anche una notizia positiva. Decolla infatti il nuovo collegamento tra Comiso e Verona operato da Volotea, con due frequenze settimanali (martedì e venerdì) fino a fine ottobre. La rotta verso Verona rappresenta: un rafforzamento della connettività nazionale e un ponte strategico con il Nord Italia, in particolare il bacino veneto. Un segnale di ripartenza, che però arriva in un contesto ancora fragile e pieno di incognite.