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Ars boccia terzo mandato dei sindaci con voto segreto

Ieri pomeriggio è arrivata la seconda bocciatura in poche settimane

di Piero Messina -

Il terzo mandato per i sindaci cade ancora. All’Ars arriva la seconda bocciatura in poche settimane, e il voto di Sala d’Ercole diventa il simbolo delle difficoltà della maggioranza che governa la Sicilia.

La norma che avrebbe consentito il terzo mandato ai sindaci dei comuni tra 5 e 15 mila abitanti viene affossata dal voto segreto, dopo la prima bocciatura del 17 febbraio. Il risultato questa volta è inequivocabile: 43 voti per cancellarla, appena 18 per salvarla.

A chiedere la votazione segreta su un emendamento soppressivo dell’articolo principale della legge è stato il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola. Ma il dato politico emerge dai numeri dell’Aula: tra i voti che hanno affossato il provvedimento si stimano almeno venti franchi tiratori nelle file della maggioranza.

Un segnale pesante per il governo Schifani. Subito dopo il voto, infatti, l’esecutivo – rappresentato in Aula dal vicepresidente Luca Sammartino – ha scelto di rinviare in commissione anche la riforma della dirigenza della burocrazia regionale, uno dei provvedimenti più rilevanti all’esame dell’Assemblea.

Il ricorso al voto segreto ormai è diventato una costante. Un meccanismo che fotografa le tensioni interne alla maggioranza e gli equilibri ancora aperti dentro il centrodestra.

Le opposizioni parlano apertamente di maggioranza ormai senza numeri, mentre da più parti si torna a evocare l’ipotesi del ritorno alle urne.

Con questa bocciatura si apre anche uno scontro istituzionale: l’associazione dei comuni siciliani torna a interrogarsi sull’opportunità di mantenere l’autonomia regionale in materia di enti locali, ricordando che la norma respinta è invece in vigore nel resto del Paese.

E sullo sfondo resta un clima politico reso ancora più teso dalle inchieste giudiziarie che negli ultimi mesi hanno lambito settori chiave dell’amministrazione regionale, dalla sanità alle infrastrutture.