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Bimbo picchiato. Divieto di avvicinamento per i genitori

Svolta nelle indagini sul video shock di TikTok dei giorni scorsi quando si vede un padre picchiare con un cucchiaio di legno il figlio di 11 anni. La Procura di Catania ricostruisce un quadro di violenze sistematiche

di Pinella Rendo -

“Chi sono io?”. “Sei il mio padrone”. È stato questo l’agghiacciante scambio di battute, documentato in un video diventato virale su TikTok, che ha dato il via a un’indagine per maltrattamenti aggravati a Catania. La Squadra Mobile ha eseguito una misura cautelare di divieto di avvicinamento a carico di una coppia, accusata di violenze reiterate ai danni del figlio di 11 anni e delle tre sorelline più piccole.

L’inchiesta, partita il 3 gennaio scorso, ha preso le mosse da un filmato in cui un uomo colpiva selvaggiamente il bambino con un cucchiaio di legno, umiliandolo verbalmente davanti alle sorelle minori (di 8, 7 e 4 anni). Se inizialmente il padre era stato sottoposto a fermo e poi scarcerato per mancanza di gravità indiziaria secondo il GIP, i successivi accertamenti della Procura hanno ribaltato il quadro.

Dalle testimonianze dei familiari e dalle audizioni protette è emerso che non si trattava di un episodio isolato. Il bambino sarebbe stato sistematicamente picchiato, insultato e, per futili motivi come banali monellerie scolastiche, perfino rinchiuso a chiave in uno sgabuzzino. Un elemento cruciale emerso dalle indagini riguarda la figura materna. Secondo la Procura, la donna non sarebbe stata una spettatrice passiva: non solo avrebbe colpito lei stessa il figlio in diverse occasioni, ma sarebbe stata proprio lei l’autrice del video virale. Le immagini sarebbero state girate con l’intento di “mostrargliele ogni volta che non avesse osservato le regole imposte”, trasformando la violenza in un macabro strumento educativo.

Nonostante la gravità dei fatti, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto soltanto il divieto di avvicinamento alla vittima.

Una decisione che non soddisfa la Procura Distrettuale, guidata da Francesco Curcio, che aveva richiesto la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati. “Il ripetersi nel tempo degli eventi e la gravità dei fatti” – si legge nella nota ufficiale – spingono l’Ufficio a valutare l’impugnazione del provvedimento nelle prossime ore, nel tentativo di garantire una protezione più severa per i quattro minori coinvolti.