Catania

Sparatorie, droni e droga: maxi blitz antimafia della Polizia

Dalla rissa in discoteca per un concerto mancato con il rapper Tony Effe, fino ai droni usati per introdurre droga e cellulari nelle carceri, passando per una vera e propria faida armata per le strade di Catania. Una maxi operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea, ha messo in luce un'organizzazione spietata; sono 22 le persone finite oggi in custodia cautelare.

di Chiara Scucces -

Oltre venti persone finite in manette, scatta a Catania la controffensiva dello Stato contro un’organizzazione criminale agguerrita e gerarchizzata, composta prevalentemente da giovani leve. Le accuse sono pesantissime: associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, detenzione di armi da sparo, lesioni e minacce, il tutto aggravato dal metodo mafioso. L’inchiesta della Squadra Mobile parte dalla primavera del 2022; la scintilla che fa esplodere la guerra è una violenta rissa degenerata in sparatoria nei pressi del locale notturno ‘Ecs Dogana’. Acuni ragazzi vicini ad un clan mafioso del territorio, avrebbero impedito a un noto cantante neomelodico catanese di esibirsi sul palco insieme al famoso rapper Tony Effe. Un affronto imperdonabile, persino celebrato e raccontato nei dettagli nel testo di una canzone neomelodica intercettata dagli inquirenti. Da quel momento è la scia di sangue: tra il 2023 e il 2024 si registra una sequenza impressionante di agguati armati. Non solo contro i rivali, ma anche una faida interna allo stesso gruppo, diviso tra chi voleva punire un affiliato infedele e chi lo difendeva. Scontri a colpi di pistola in pieno giorno al Villaggio Sant’Agata, che arrivano fino a Camporotondo Etneo, dove una palazzina viene letteralmente crivellata di proiettili per un debito di droga non pagato di appena 500 euro. A tradire i piani dei clan, i racconti dettagliati di una donna della famiglia, intercettata mentre elencava ai parenti le tappe della guerra.

Ma il vero salto di qualità della banda è negli affari. Oltre alle piazze di spaccio tradizionali a Librino e San Cristoforo, il gruppo inventa un business d’oro: lo spaccio ‘indoor’ e l’introduzione di droga, sim card e smartphone nelle carceri dell’Isola tramite droni guidati da piloti esperti. Nelle strutture penitenziarie un telefono arrivava a costare fino a 15 volte il prezzo di mercato. Per farlo, la rete criminale sfruttava complicità insospettabili. Tra gli arrestati c’è un avvocato catanese, accusato di aver introdotto la droga nel carcere di Agrigento per consegnarla a un boss detenuto. E c’è anche il tentativo, fortunatamente sventato, di utilizzare un dirigente medico in servizio nel carcere di Noto, per recapitare stupefacenti e sim nascosti dentro palloncini di plastica contenenti carne e pesce. Nel corso dei mesi gli agenti hanno sequestrato un arsenale di munizioni, chili di crack, cocaina e marijuana, oltre ai droni usati per le consegne. Stamattina l’atto finale di un’inchiesta imponente, che per adesso ha portato in custodia cautelare ben 22 persone, mentre per altre quattro si attendono gli interrogatori preventivi