Attualità
Caldo estremo e lavoro: l’appello della CGIL
Con l'ondata di caldo record che sta stringendo nella sua morsa anche il territorio ibleo, la CGIL di Ragusa lancia un appello stringente a istituzioni e datori di lavoro: vigilare sul rispetto dell'ordinanza regionale che vieta i lavori all'aperto nelle ore più calde della giornata.
Lavorare sotto il sole cocente con temperature che sfiorano i quaranta gradi non è solo faticoso, può diventare letale. Con l’arrivo dell’annunciata ondata di caldo torrido in provincia di Ragusa, la CGIL alza la voce per pretendere la massima vigilanza sul rispetto dell’Ordinanza regionale numero 1, emanata lo scorso 12 giugno proprio a tutela della salute dei lavoratori. Il provvedimento, in vigore fino al prossimo 31 agosto, parla chiaro: stop totale alle attività all’aperto dalle 12:30 alle 16:00 nei giorni e nelle zone in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio ‘Alto’, contrassegnato dal bollino rosso.
Una misura preventiva che riguarda settori chiave dell’economia iblea: l’agricoltura e la florovivaistica, i cantieri edili, le cave e il settore della logistica, inclusi i rider delle consegne a domicilio. Per il sindacato, non si tratta di raccomandazioni, ma di obblighi precisi che i datori di lavoro devono applicare con rigore.
“La tutela della salute nei luoghi di lavoro rappresenta un diritto fondamentale”, avverte Francesco Pisana, Segretario Confederale della CGIL di Ragusa sottolineando che le misure preventive non possono essere ignorate, specialmente di fronte a fenomeni climatici estremi ormai sempre più frequenti nel nostro territorio.
Da qui l’appello della Camera del Lavoro rivolto a istituzioni, organi ispettivi e autorità di controllo. La richiesta è quella di intensificare da subito i passaggi sul territorio per sanzionare chi non rispetta i divieti. “È fondamentale intervenire prima, con la prevenzione e controlli efficaci, conclude il Segretario Generale della CGIL Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, evitando di agire soltanto dopo il verificarsi di incidenti o tragedie. La sicurezza dei lavoratori non può essere sacrificata in nome dell’emergenza climatica.”