Ragusa
Caporalato ad Ispica, gli indagati chiedono la revoca degli arresti
Questa mattina si è tenuto l’interrogatorio di garanzia dei tre fratelli dell’azienda di Ispica, attualmente agli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta “Free Work” condotta dai carabinieri di Ragusa – Nucleo Operativo e Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro il 27 febbraio. Gli imprenditori sono accusati di estorsione, sfruttamento del lavoro agricolo e violazione delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’indagine, avviata dopo una segnalazione dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), ha rivelato presunte condizioni di sfruttamento per 16 lavoratori provenienti da Ghana e Nigeria. Secondo la Procura, questi lavoratori sarebbero stati retribuiti con appena un euro all’ora, circa un ottavo della paga oraria prevista dal contratto nazionale. Si sostiene che alloggiassero in luoghi inidonei, con precarie condizioni igienico-sanitarie, privi di acqua calda e riscaldamento. Nonostante ricevessero una busta paga formalmente corretta, l’azienda avrebbe richiesto indietro, in contanti, una parte della retribuzione. Un dipendente dell’azienda è stato denunciato a piede libero per falsa testimonianza, in quanto avrebbe attestato la regolare formazione dei lavoratori sull’uso dei fitofarmaci.
I tre imprenditori, secondo il loro avvocato Giuseppe Solarino, hanno respinto tutte le accuse, rispondendo dettagliatamente a ogni contestazione. L’avvocato, come precedentemente annunciato, ha richiesto la revoca degli arresti domiciliari, e il giudice per le indagini preliminari, Ivano Infarinato, ha preso in considerazione la decisione. Nel frattempo, l’azienda, che conta oltre 100 dipendenti, è stata posta sotto amministrazione giudiziaria, e sono stati sequestrati preventivamente 850.000 euro.