Attualità
Carceri: il dramma del sovraffollamento
La denuncia del garante dei detenuti: “condizioni invivibili in Sicilia come nel resto del Paese”
Dalle carceri palermitani, come da quelle del resto del paese, arriva l’urlo di chi soffre il Dalle carceri palermitane si alza un urlo che non trova ascolto. Sovraffollamento, strutture vecchie e condizioni invivibili trasformano la pena in un calvario.
A Palermo i detenuti sono quasi duemila, a fronte di una capienza già insufficiente.”Sono 1979 i detenuti a fronte di una capienza di 1725 posti, i detenuti nelle tre strutture palermitane, Pagliarelli, Ucciardone e Malaspina, la struttura per minori. Parliamo di strutture vecchie e inadeguate, dove si soffoca per il caldo in estate e ci si gela d’inverno, come nel caso dell’Ucciardone dove andrebbe chiusa la nona sezione che non ha mai avuto interventi di manutenzione, ma anche di una struttura relativamente nuova, come Pagliarelli, con problemi dell’impianto idrico, nati con la stessa costruzione, mancanza di acqua potabile e assenza di riscaldamento”, è l’analisi di Pino Apprendi, Garante dei detenuti per Palermo.
Il disagio ha come conseguenza la crescita esponenziale degli atti di autolesionismo. “Nel 2025 al Pagliarelli 1354 presenti, ci sono stati 86 scioperi per vari motivi, 122 detenuti hanno rifiutato cibo e terapie, 23 tentativi di suicidio e 82 atti di autolesionismo; all’Ucciardone 593 presenti, in atto 5 in sciopero della fame, 8 tentativi di suicidio,130 atti di autolesionismo; al Malaspina 32 presenti, 1 tentativo di suicidio e19 atti di autolesionismo”.
E poi c’è la questione sanità: “Ci si dimentica che i 1979 detenuti sono anche pazienti e che non hanno altra opzione per curarsi che la struttura pubblica, l’ospedale, senza accesso al convenzionato privato. Anche le malattie più gravi non ricevono adeguate cure nei tempi dovuti, la salute mentale e la tossicodipendenza dovrebbero trovare spazio nelle REMS e nelle apposite comunità.Il personale sanitario fa quello che può, è sotto dimensionato, le visite specialistiche avvengono con tempi biblici”.
Per Apprendi la soluzione del sovraffollamento carcerario si risolve in una sola parola: indulto. “Lo aspettiamo da anni, e non significa liberi tutti. Non vorrei che il mantra della sicurezza, concetto ripetuto all’infinito, serva solo a istillare paura nell’opinione pubblica”.