Attualità
Cosa resta della protesta?
L'amarezza globale ...
Oggi è stato il primo giorno senza eclatanti proteste, manifestazioni e blocchi dei mezzi in Sicilia. Dopo avere seguito i tanti presìdi e le tante richieste di aiuto di autotrasportatori, agricoltori e pescatori nella nostra Regione e avervi mostrato le immagini e fatto ascoltare le voci ci viene naturale, come probabilmente a tutti, chiedere “Cosa resta della protesta?” che non è solo un modo per fare rima. Resta soprattutto la sensazione che il caro-vita, il caro-energia e il caro-carburante non siano questioni risolte in maniera strutturale. Gli investimenti d’emergenza dei governi nazionale e regionale ci sono stati e si quantificano nell’ordine delle centinaia di milioni di euro, da spalmare ovviamente in mezza Italia e per moltissimi imprenditori e lavoratori dipendenti. E’ ovvio che ciò non è sufficiente nel medio e lungo periodo così come è altrettanto ovvio che vi sono alcuni enormi e intricati nodi “internazionali” da sciogliere, nodi che avvinghiano, direttamente e indirettamente, il “sistema Italia” e quello più circoscritto della Sicilia. Non è una giustificazione per chi è al governo e deve scegliere e investire o per chi, dall’opposizione, deve incalzare e proporre alternative: è una semplice spiegazione dettata dai fatti e che a volte ci sfugge. Se i nostri camionisti non riescono più a pagare il gasolio, se i nostri agricoltori non hanno nemmeno un centesimo di margine di guadagno a spezzarsi la schiena nei campi e se i nostri pescatori non possono nemmeno mettere in moto i pescherecci ci sono sì grossi problemi per quel che non si riesce a fare a Palermo e a Roma ma c’è anche da capire cosa diamine stanno facendo, da anni, a Bruxelles, Strasburgo, Mosca, Kiev, Tehran, Washington, Pechino eccetera eccetera. La globalizzazione è una dura realtà. E quel che resta della protesta è anche una sorta di “amarezza globale” …