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Cuffaro cambia difensori, ma resta nel mirino dei magistrati

Cuffaro aveva promesso di lasciare la politica e dedicarsi alla beneficenza in Burundi

di Sergio Randazzo -

Cambio di strategia difensiva per Totò Cuffaro, l’ex presidente della Regione Siciliana per il quale la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione e turbativa della libertà degli incanti. Dopo la rinuncia del suo storico avvocato Claudio Gallina, la difesa dell’ex governatore sarà ora affidata ai penalisti Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto. Gallina ha lasciato l’incarico per “motivi di opportunità” dopo che il suo nome era comparso nella richiesta di misura cautelare presentata dai pubblici ministeri, secondo la quale avrebbe fatto da tramite tra Cuffaro e un colonnello dei carabinieri accusato di avergli passato notizie riservate su indagini in corso, in cambio – sempre secondo l’accusa – di favori per la moglie. Il prossimo 14 novembre Cuffaro comparirà davanti al gip di Palermo per l’interrogatorio preventivo, assistito dai nuovi legali.

Dalle carte dell’inchiesta emergerebbe anche un retroscena politico: secondo i pm, l’ex governatore avrebbe confidato al suo collaboratore Vito Raso – anch’egli indagato – la volontà di ricandidarsi alla presidenza della Regione Siciliana entro tre anni. Per evitare intercettazioni, Cuffaro avrebbe utilizzato le utenze della moglie e di un altro collaboratore, nel tentativo di “blindare” le comunicazioni, secondo quanto scrivono gli inquirenti. Secondo la Procura di Palermo, Cuffaro sarebbe stato il “regista” di un sistema di potere capace di pilotare appalti e concorsi, sfruttando la rete di rapporti politici costruita negli ultimi anni. Tutto, scrivono gli inquirenti, con un obiettivo preciso: preparare il terreno per un ritorno a Palazzo d’Orléans.

Dopo i cinque anni trascorsi nel carcere di Rebibbia per favoreggiamento alla mafia, Cuffaro aveva promesso di lasciare la politica e dedicarsi alla beneficenza in Burundi. Una promessa però durata poco. Nel 2021 ha “rifondato” la Democrazia Cristiana, riportando il simbolo storico nelle urne e conquistando seggi in diversi Comuni siciliani, fino a diventare uno dei protagonisti del centrodestra isolano. Oggi la sua Dc conta sette deputati regionali e due assessori nella giunta Schifani.