Attualità

Emergenza sangue, città in affanno

Le scorte non bastano e a farne le spese sono soprattutto i pazienti talassemici

di tcf -

A Messina il sangue non basta. E dietro ogni sacca che manca c’è una persona che aspetta. Sono circa 140 i pazienti talassemici della provincia, costretti a trasfusioni periodiche, mediamente ogni 15-20 giorni. Per loro il sangue non è una semplice cura ma una terapia salva vita, indispensabile. Quando le scorte si riducono, anche le trasfusioni diminuiscono. Una sola sacca invece delle due necessarie significa un rapido calo dell’emoglobina e conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita. Un’emergenza che torna a farsi sentire soprattutto nei periodi in cui le donazioni rallentano, come l’estate e le festività.

A lanciare l’allarme è Fasted Messina, l’associazione che da anni affianca i pazienti talassemici sul territorio. Il presidente Tony Saccà richiama alla necessità di una maggiore sensibilizzazione e di una donazione che sia costante durante tutto l’anno. Perché in città il problema non è soltanto stagionale. Solo il Policlinico necessita di circa 11 mila sacche di sangue ogni anno, ma la raccolta interna riesce a coprire oggi appena il 65% del fabbisogno. Il resto deve arrivare dalla rete regionale. E ora anche quella rete è sotto pressione. Il Centro nazionale sangue segnala infatti una carenza diffusa in tutta Italia. Le situazioni più difficili riguardano Lazio, Campania e Sicilia. E le altre regioni non hanno scorte sufficienti per compensare le carenze. Le trasfusioni sono fondamentali anche per pazienti sottoposti a interventi chirurgici, per chi ha subito traumi o emorragie e in numerose altre condizioni di emergenza. È per questo che la carenza di sangue diventa un problema che riguarda l’intera comunità. A Messina si chiede di aumentare le donazioni e di rafforzare la rete di raccolta, anche attraverso nuovi punti sul territorio, come quello ipotizzato all’ospedale Piemonte.