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Etna, Sac al tavolo Enac per gestire meglio emergenza cenere

La Sac, società che gestisce lo scalo etneo e di Comiso, ha partecipato ad un tavolo convocato da Enac a Roma lanciando la proposta di un coordinamento strutturato per gestire meglio in futuro la situazione legata alla coltre nera

di Bruno Capanna -

L’Etna concede una tregua e l’aeroporto di Catania ha ripreso da ieri pomeriggio la normale attività dopo due giorni di stop caratterizzati da voli cancellati, riprogrammati o dirottati a causa della cenere. Per gestire meglio in futuro situazioni simili, si è svolto a Roma un incontro promosso dall’Enac con i gestori aeroportuali siciliani, tra cui Sac, la società che gestisce gli scali di Catania e Comiso e i soggetti coinvolti nel coordinamento aeronautico, finalizzato ad analizzare l’esperienza maturata durante gli interventi di questa estate e ad individuare possibili evoluzioni delle procedure e dei meccanismi di coordinamento, nel rispetto delle competenze dei vari soggetti coinvolti.

Nel corso dell’incontro, Sac ha presentato una proposta di coordinamento regionale strutturato, orientata a gestire gli effetti delle situazioni di crisi sul sistema aeroportuale siciliano, secondo una logica di rete.

L’iniziativa mira a potenziare il coordinamento già esistente con l’Assessorato regionale delle Infrastrutture e la Protezione Civile con l’obiettivo di rendere più rapido ed efficace il raccordo tra le varie competenze, assicurando informazioni condivise e strumenti operativi in grado di garantire una risposta integrata in caso di emergenza.

“L’esperienza di questa estate ha evidenziato che una crisi che interessa Catania produce effetti sull’intero sistema regionale e deve quindi essere affrontata con una visione di rete – dichiarano Anna Quattrone e Nico Torrisi, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato di Sac -. Ogni aeroporto mantiene naturalmente le proprie responsabilità e capacità operative ma occorre disporre di un quadro comune che permetta di conoscere in tempo utile quali capacità siano realmente disponibili e quali azioni possano essere attivate. Il punto – concludono – non è creare nuove sovrapposizioni decisionali ma rendere più rapido ed efficace il raccordo tra le competenze già esistenti”