Attualità
Furto al Museo, indagato un custode per false dichiarazioni
Intanto gli inquirenti valutano l'ipotesi del riscatto o del furto su commissione per la restituzione dei capolavori di Antonello da Messina
Registra un primo e significativo punto di svolta l’inchiesta sul clamoroso furto messo a segno la sera di Ferragosto al Museo Regionale Interdisciplinare “Maria Accascina” di Messina. Come rivelato nell’edizione odierna di la Repubblica Palermo, i fari della Procura si sono accesi sul personale di vigilanza in servizio durante le ore in cui i malviventi sono penetrati nelle sale espositive sottraendo i preziosi dipinti di Antonello da Messina.
La posizione di uno dei custodi presenti la notte del colpo si è fatta critica nel corso dell’interrogatorio condotto dal pubblico ministero. Convocato insieme ad tre colleghi in veste di persona informata sui fatti, l’uomo avrebbe reso una ricostruzione costellata da troppe contraddizioni ed elementi incongrui. Di fronte alle palesi difformità del verbale, il magistrato disposto l’interruzione immediata dell’audizione: l’addetto alla sicurezza è stato così iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di “false dichiarazioni al pubblico ministero”.
Per gli investigatori della Squadra Mobile e del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale si tratta di un passaggio chiave per comprendere se vi siano state complicità interne o falle colpose nella catena di custodia e sorveglianza. Parallelamente agli accertamenti sul personale, si fanno strada sul piano investigativo le ipotesi sulla reale matrice del colpo.
Capolavori di tale caratura e notorietà mondiale — come le tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte — risultano assolutamente impossibili da piazzare sul mercato legale dell’arte o da vendere a collezionisti tradizionali. Per questa ragione, tra le ipotesi maggiormente accreditate dagli analisti e al vaglio degli inquirenti si guarda alla classica dinamica del furto a fini estorsivi (il cosiddetto “cavallo di ritorno”). L’obiettivo della banda potrebbe non essere il collezionismo, bensì l’apertura di un canale di trattativa per richiedere un cospicuo riscatto alle istituzioni o agli enti assicurativi in cambio della restituzione dei beni.
In quest’ottica, anche l’anomalo dettaglio delle due tavole laterali del Polittico trovate abbandonate all’esterno del perimetro museale trova una duplice lettura: oltre alla possibilità di una fuga precipitosa, potrebbe trattarsi di una mossa dimostrativa per attestate il possesso del bottino. Le indagini, su cui la Procura mantiene lo stretto riserbo, continuano a valutare ogni pista, inclusa quella della criminalità organizzata.