Attualità
Il paradosso delle liste d’attesa, la denuncia del Cimest
Liste di attesa in Sicilia: un sistema che non funziona e che spreca risorse
Un sistema che non solo non abbatte le liste d’attesa, ma che sembrerebbe alimentarle, drenando risorse pubbliche verso le soluzioni più costose e spingendo chi può permetterselo verso le prestazioni a pagamento. L’accusa è lanciata dal Cimest (Coordinamento Intersindacale Medicina Specialistica di Territorio), che in una lunga nota parla di una gestione inefficiente, al limite del danno erariale, della sanità in Sicilia.
Secondo i vertici del coordinamento, Salvatore Calvaruso, Domenico Garbo e Salvatore Gibiino, il nodo del problema risiede nel modo in cui vengono spesi i fondi per l’abbattimento delle liste (40 milioni stanziati per il 2025).
Le Aziende Sanitarie Provinciali starebbero privilegiando le “prestazioni aggiuntive” del personale interno, con costi orari esorbitanti: circa 160 euro l’ora per coprire i compensi di medici, infermieri e amministrativi. Il paradosso è matematico: tre elettrocardiogrammi eseguiti in un’ora nel pubblico costano alla collettività 160 euro; le stesse tre prestazioni, se affidate al privato accreditato (che fa parte del Servizio Sanitario Nazionale), costerebbero appena 33 euro. “Con le stesse risorse — denunciano i medici — si potrebbe erogare un numero di prestazioni cinque volte superiore”.
Il risultato di questa paralisi gestionale è il boom dell’attività libero-professionale intramoenia (ALPI). Se il pubblico non risponde, il cittadino paga di tasca propria per ricevere la stessa prestazione, spesso nello stesso ospedale e dallo stesso medico. I numeri della sola provincia di Catania sono impietosi: oltre 20 milioni di euro spesi dai cittadini nel 2024 tra ARNAS Garibaldi, Policlinico e ASP. Mentre i tempi d’attesa per una diagnostica arrivano a toccare il 2027, la Sicilia scivola in fondo alle classifiche nazionali. I dati della Fondazione GIMBE confermano il trend: l’Isola è penultima per l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e maglia nera assoluta nella prevenzione. “Il rischio — conclude il Cimest — è la trasformazione di un diritto costituzionale in un servizio accessibile a pochi”. Una deriva che ora potrebbe finire sotto la lente della Corte dei Conti, chiamata a valutare se l’esclusione sistematica dei percorsi di tutela meno onerosi costituisca un effettivo spreco di denaro pubblico.