Cronaca

Inchiesta sanità e appalti, Cuffaro ai domiciliari

Il Gip di Palermo applica la misura cautelare e il divieto di comunicazione all’ex governatore. Nessuna misura al deputato nazionale Saverio Romano

di Piero Messina -

Il potere non indietreggia mai — se non quando incontra un potere più grande. Questa potrebbe essere la parabola di Totò Cuffaro, finito ai domiciliari per l’inchiesta su sanità appalti e pubblica amminstrazione. In Sicilia quel potere ha oggi il volto della magistratura. E così, un mese dopo l’esplosione dell’inchiesta, arriva il passo che segna un nuovo punto di rottura: Totò Cuffaro è agli arresti domiciliari. Ancora una volta, pur tenendo presente la presunzione d’innocenza, l’ex governatore si trova a fare i conti con il peso delle sue stesse reti di potere.

Il provvedimento firmato dal gip Carmen Salustro, notificato dai carabinieri del Ros, ha disposto i domiciliari per Cuffaro, per l’ex direttore del Civico di Palermo Roberto Colletti e per Antonio Iacono, già responsabile del Trauma Center di Villa Sofia. Niente braccialetto elettronico, ma una misura altrettanto severa: divieto assoluto di comunicazione, per impedire contatti con coindagati, funzionari pubblici o imprenditori coinvolti. Per altri tre indagati — Vito Raso, Marco Dammone e Mauro Marchese — è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; per Dammone e Marchese anche un anno di interdizione dall’attività d’impresa.

Respinta la richiesta di arresto per il deputato nazionale Saverio Romano. Secondo la Procura, al centro dell’indagine operava un comitato d’affari in grado di condizionare appalti, nomine ai vertici della sanità e concorsi pubblici. Nel mirino degli investigatori la gara dell’Asp di Siracusa e il concorso per 15 operatori socio-sanitari dell’ospedale Villa Sofia–Cervello.

Gli inquirenti contestano promesse di incarichi, favori politici, e persino tracce d’esame fatte circolare in anticipo ai candidati segnalati. Per gli altri indagati, il gip ha confermato misure interdittive e obblighi di firma. C’è poi un capitolo dedicato a presunte somme di denaro destinate al Consorzio di bonifica regionale: in questo caso, però, non sono state accolte misure cautelari.

Proprio ieri il governo regionale aveva incassato la fiducia sulla mozione – incentrata sulla questione morale – presentata dalle opposizioni.  Questo nuovo tassello giudiziario potrebbe riaprire scenari già visti, ma ancora profondi e irrisolti: la prova che in Sicilia il potere continua a muoversi lungo le stesse direttrici. Finché non incontra un potere più grande che lo ferma.