Attualità
Indagine sanità e mafia, la verità dai cellulari di Iacolino e Vetro
Le operazioni di estrazione dei dati saranno effettuate a partire da domani nei laboratori del Servizio centrale operativo della polizia a Palermo
L’indagine su sanità e mafia che coinvolge il dirigente Salvatore Iacolino e il boss di Favara Carmelo Vetro entra in una fase decisiva, mentre sullo sfondo si riapre il tema del controllo sulla sanità e sulla macchina amministrativa regionale.
Il passaggio chiave, adesso, riguarda l’analisi dei dispositivi sequestrati a Iacolino e Vetro: cellulari, computer e pen drive. Le operazioni di estrazione dei dati saranno effettuate a partire da domani nei laboratori del Servizio centrale operativo della polizia a Palermo e rappresentano un atto irripetibile, cioè un accertamento tecnico che non può essere replicato nelle stesse condizioni.
È su questi dati che si giocherà una parte importante dell’inchiesta. Finora il quadro si fonda su intercettazioni e incontri documentati dagli investigatori, che raccontano un rapporto costante tra Iacolino e Vetro, fatto di richieste, rassicurazioni e interessi comuni.
Un elemento colpisce più di altri: alla fine di gennaio, dopo mesi di contatti, è lo stesso Iacolino a frenare. «Non mi scrivere al telefono», dice a Vetro durante un incontro. Una frase che segna una svolta nei rapporti, come se il dirigente iniziasse a percepire un rischio.
Nonostante questo, dalle carte emerge che il dialogo tra i due prosegue e Vetro – boss di Favara con alle spalle una condanna a 9 anni per mafia – continua a garantire la propria disponibilità: «Io ci sono sempre per lei». Parole che per gli inquirenti rafforzano l’ipotesi di un rapporto stabile e non occasionale.
Intanto si muove la difesa. Iacolino ha scelto di non rispondere ai magistrati,in attesa di conoscere nel dettaglio gli atti. I suoi legali stanno preparando il ricorso al Riesame per ottenere il dissequestro dei 90 mila euro trovati nella sua cassaforte e dei dispositivi elettronici sequestrati.
Le accuse restano pesanti: concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Ma sarà proprio l’analisi dei dati digitali, insieme ai prossimi interrogatori, a chiarire se le intercettazioni trovano riscontro concreto.
È una fase delicata. Perché da quei dispositivi potrebbero emergere risposte decisive. Non solo per l’inchiesta, ma anche per le sue possibili ricadute politiche.