Attualità
L’Archivio di Stato resta a Riposto
Messina insorge contro lo "scippo" dell’Archivio di Stato, trasferito a Riposto. Oltre 10.000 volumi e pergamene restano inaccessibili. Cittadini e intellettuali chiedono al Ministero fondi urgenti per riportare la memoria storica in città
Non è solo un trasloco, ma una ferita aperta nell’identità di Messina. Il caso dell’Archivio di Stato continua a sollevare un’ondata di sdegno tra intellettuali e cittadini, mentre 7.200 metri lineari di storia restano confinati in un magazzino a Riposto, nel catanese.
Il paradosso è evidente: i nuovi uffici di via Dogali, appena 240 metri quadri, ospitano la burocrazia ma non il cuore documentale della città. Lo “scippo” riguarda un patrimonio immenso: 10.000 volumi, tra cui rare cinquecentine e seicentine, e 720 pergamene storiche oggi inaccessibili agli studiosi.
Nonostante le 4.000 firme raccolte dal comitato e le promesse di Palazzo Zanca, la soluzione appare lontana. L’ipotesi di trasferire i faldoni nell’ex ospedale Margherita resta congelata tra bandi sospesi e incertezze sui fondi regionali. Senza le sue fonti primarie, Messina rischia un progressivo inaridimento culturale, privando le nuove generazioni di ricercatori del contatto diretto con le proprie radici.
La battaglia si sposta ora sul piano nazionale. L’obiettivo è un intervento del Ministero della Cultura per sbloccare i finanziamenti necessari e riportare, finalmente, la memoria storica in riva allo Stretto.