Ragusa
Migranti regolari sequestrati e torturati dai connazionali
Orrore nelle campagne di Vittoria. Migranti regolari sequestrati e torturati dai connazionali: chiesto un riscatto di 20.000 euro per la libertà. La DDA di Catania parla di inaudita violenza. Arrestai tre responsabili mentre una quarta persona è irreperibile
Una vicenda di inaudita nel cuore agricolo ibleo. La Squadra Mobile di Ragusa, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ha smantellato una cellula criminale composta da cittadini bengalesi, accusati di aver trasformato un’abitazione rurale in una vera e propria casa delle torture. Le vittime sono due giovani migranti, giunti in Italia regolarmente tramite il decreto flussi. La loro colpa è stata quella di fidarsi di alcuni connazionali che avevano promesso loro un impiego e un contratto regolare. Invece di un’azienda agricola, i due sono stati condotti in un casolare isolato a Vittoria, diventato immediatamente la loro prigione.
Il racconto degli inquirenti delinea un quadro di estrema crudeltà. I due giovani sono stati privati di ogni contatto: telefoni sequestrati e isolamento totale. Incatenati: legati mani e piedi in stanze separate, picchiati selvaggiamente con spranghe di ferro, tubi di metallo e sottoposti a tentativi di strangolamento. L’obiettivo era uno solo: il denaro. Per massimizzare il terrore, i sequestratori obbligavano i familiari delle vittime a restare al telefono per ascoltare in diretta le urla di dolore dei propri cari durante i pestaggi. Un metodo di pressione psicologica atroce, volto a velocizzare il pagamento del riscatto. Secondo la Procura, il gruppo criminale ha replicato in territorio italiano lo schema delle cosiddette connection houses libiche. Gli indagati avrebbero persino millantato l’appartenenza a gruppi di criminalità organizzata per annichilire ogni tentativo di resistenza.
Solo dopo il pagamento di 20.000 euro, i due migranti sono stati liberati, non prima di aver ricevuto pesanti minacce di morte qualora avessero parlato con le forze dell’ordine. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Catania è stata eseguita nei confronti di tre indagati (rispettivamente di 24, 33 e 32 anni), mentre un quarto componente della banda è attualmente irreperibile. Le accuse sono pesantissime: sequestro di persona aggravato a fini di estorsione e tortura aggravata.