Ambiente
Parco degli Iblei: una grande occasione?
Si aspetta da quasi vent'anni
Parco nazionale degli iblei: una grande occasione?
Il dibattito pubblico sul Parco Nazionale degli Iblei continua. Ultimi interventi in ordine di tempo sono una nota del PD di Siracusa che ne ripercorre la storia e ne sottolinea le potenzialità e un comunicato del deputato regionale Carlo Auteri pronto a depositare una denuncia “chiedendo alla magistratura di verificare l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio in relazione alle condotte degli assessorati regionali all’Ambiente e all’Energia”. In entrambi i casi (come in tanti altri precedenti) si palesano pure i contorsionismi burocratici e giuridici di questa vicenda che parte dal 2007 – ovvero quasi vent’anni fa – ed è esemplare di come lo stallo amministrativo e istituzionale soprattutto in Sicilia possa durare una vita!
C’è un punto fermo, almeno per chi scrive, su questo progetto ovvero le sue enormi potenzialità. Intanto si è capito cosa sarebbe? Sarebbe un’area protetta di circa 150mila ettari (1.500 chilometri quadrati) attraverso le province di Ragusa, Catania e Siracusa che racchiuda la valle dell’Anapo, Pantalica, l’altopiano ibleo da Sortino, a Palazzolo Acreide, le aree boschive e collinari di Buccheri e Buscemi e le aree rurali non antropizzate tra Noto, Avola, Rosolini. Per intenderci avrebbe la medesima estensione del Parco nazionale del Gran Sasso sugli Appennini e il doppio del Gran Paradiso sulle Alpi che sono oggettivamente due splendidi esempi di salvaguardia della flora e della fauna integrata allo sviluppo. I fautori si spingono oltre, fino a immaginare il Parco degli Iblei come un grande e innovativo laboratorio di ecosostenibilità, intcorporando la protezione di animali e piante all’agricoltura di qualità, al turismo e alla ricerca scientifica. Ciò non vuol dire che i timori di alcune categorie economiche su limitazioni e vincoli e sul loro impatto per le imprese locali sia infondato … ma davvero dopo vent’anni non si riesce a trovare una sintesi virtuosa e farlo questo benedetto Parco? Perché altrove, dalle Alpi agli Appennini, dalle Dolomiti alla Sila, ci sono riusciti e tra pro e contro, nel medio e lungo periodo, i vantaggi hanno prevalso.
Tra l’altro in queste settimane di aspre polemiche in provincia di Ragusa che coinvolgono gli incolpevoli animali selvatici, cinghiali e daini in primis, un’area così vasta se ben controllata e gestita garantirebbe una buona vita a tutti loro, anche ipotizzando l’inserimento di predatori naturali per un controllo degli esemplari secondo natura. In attesa degli sviluppi politici, burocratici e giuridici diciamo solo che questo Parco nazionale degli Iblei sarebbe una grande occasione. O no?