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Modica, il grido del centro storico: così non si va avanti

Una lettera, ma soprattutto una richiesta concreta: convocare un consiglio comunale aperto per salvare il centro storico. A scriverla è Piera Ficili, tra le poche commercianti che resistono in corso Umberto. Tra negozi chiusi, degrado e mancanza di prospettive, torna al centro il tema dello spopolamento.

di Chiara Scucces -

Modica: il centro storico si svuota, le saracinesche restano abbassate, il passeggio del fine settimana è una rarità. Un’immagine che, ormai, rischia di diventare la normalità.

Un tema di cui anche Video Regione si è occupata più volte, raccontando con servizi e testimonianze lo spopolamento progressivo del cuore della città. Ma oggi c’è una voce che rompe il silenzio. È quella di Piera Ficili, tra le poche commercianti che resistono in corso Umberto. Non vuole andare via, ma lancia un allarme chiaro: così non si può più continuare. In una lettera indirizzata al sindaco e al presidente del consiglio comunale, scrive: “Non è più possibile condurre un’attività in centro storico e vederci un futuro”. E ancora, con tono deciso ma costruttivo, chiede un passo concreto: “un consiglio comunale aperto”. Niente polemiche sterili, niente accuse. Ma la richiesta di un confronto vero, pubblico, dentro l’aula consiliare, per ascoltare chi il centro lo vive ogni giorno e prova ancora a tenerlo in vita. Il quadro, però, resta critico. Attività che chiudono, locali sfitti, edifici lasciati al degrado. E una sensazione diffusa di immobilismo che preoccupa quanto, se non più, della crisi stessa. Non è la prima volta che si prova a reagire. Anche lo scorso anno, una riunione molto partecipata promossa dalla CNA aveva acceso una speranza tra commercianti e operatori del centro storico. Un momento di confronto importante, che però non ha prodotto, finora, risultati concreti. E allora il punto torna ad essere uno: cosa fare adesso. L’amministrazione, da sola, difficilmente potrà invertire la rotta. Ma restare fermi non è più un’opzione. Serve una rete vera tra istituzioni, commercianti e proprietari degli immobili abbandonati. Serve riportare i cittadini nel centro storico, restituirgli vita, presenza, identità. La richiesta di Piera Ficili è semplice ma forte: ascoltare. E farlo nel luogo più rappresentativo, il consiglio comunale. Un primo passo che potrebbe trasformarsi in un’occasione. Oppure nell’ennesima occasione persa. A Modica le occasioni di confronto non sono mancate, ma troppo spesso, dopo l’ascolto, non è arrivato il passo successivo. Quello decisivo. E così il tempo è passato. E il centro storico si è svuotato ancora un po’. È per questo che oggi serve un’assunzione di responsabilità chiara, con impegni concreti e tempi certi. Perché ogni ritardo ha un costo reale: un’altra attività che chiude, un’altra vetrina che si spegne. E a quel punto non si parlerà più di rilancio, ma di ciò che resta. Perché il vero rischio, oggi, non è perdere un’occasione. È arrivare troppo tardi.