Attualità
Niscemi, sei mesi dopo la frana: gli sfollati contro i ritardi
A sei mesi dalla devastante frana che ha ferito il centro storico di Niscemi, si riaccende la protesta dei cittadini. Mentre a Roma si è tenuto un vertice tra il Commissario straordinario Fabio Ciciliano e il sindaco Massimiliano Conti per fare il punto sulla ricostruzione, il Comitato degli sfollati alza la voce. Centinaia di famiglie denunciano ritardi nei ristori e una totale assenza di trasparenza.
Sono trascorsi sei mesi da quei giorni drammatici di fine gennaio, quando un impressionante fronte di frana di oltre tre chilometri spaccò in due il versante sud di Niscemi, inghiottendo strade e costringendo oltre 1.500 persone ad abbandonare le proprie abitazioni da un momento all’altro. Oggi, per quelle centinaia di famiglie che vivono ancora in un limbo e lontano dalle proprie case, la misura è colma. A riaccendere i riflettori sulla gestione dell’emergenza è stato l’incontro svoltosi a Roma tra il Capo della Protezione Civile e Commissario Straordinario, Prefetto Fabio Ciciliano, e il sindaco Massimiliano Conti. Un vertice istituzionale per fare il punto sui piani di messa in sicurezza, sui fondi e sui progetti di ricostruzione, tra cui la realizzazione di una nuova struttura scolastica. Ma mentre la macchina burocratica muove i suoi passi nella capitale, da Niscemi si alza la voce del Comitato “Evento Franoso”, che rappresenta la comunità colpita dal disastro. Gli sfollati chiedono formalmente che il Commissario Ciciliano si presenti in Consiglio comunale per un’audizione pubblica e trasparente di fronte alla città. I cittadini denunciano il perdurare dei ritardi sia nell’avvio dei lavori di consolidamento, sia nelle procedure di indennizzo per le abitazioni danneggiate o destinate alla demolizione. “Il Commissario dispone di poteri straordinari in deroga alla burocrazia – si legge nella nota del Comitato – ma non possiamo accettare che decisioni fondamentali sul nostro futuro vengano prese senza il coinvolgimento diretto e l’informazione puntuale di chi ha perso tutto”. Sullo sfondo resta un quadro ancora complesso, segnato dalle inchieste della magistratura sui ritardi del passato e dalla necessità urgente di dare certezze concrete. La richiesta di Niscemi è chiara: la ricostruzione non può passare solo dalle stanze dei ministeri, ma deve ripartire dall’ascolto e dal rispetto di una comunità che chiede di conoscere il proprio domani.