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“No al voto segreto sulla norma per le donne nei comuni”

“No al voto segreto sulla norma per le donne nei comuni”, lo dicono le parlamentari Ars che si pronunciano sulla norma che prevede una soglia di rappresentanza minima al 40 per cento delle donne negli enti locali. La norma andrà al voto col testo di riforma in discussione all’Ars

di Piero Messina -

C’è uno spettro che si aggira per Sala d’Ercole: il voto segreto. E’ la spada di Damocle che ha convinto le deputate regionali, tutte insieme e prescindere dall’appartenenza politica, a prendere carta e penna e mandare un avviso agli onorevoli colleghi maschietti: non pensate di ricorrere al voto segreto sulla norma che prevede una quota del 40 per cento di donne nelle amministrazioni locali

Al parlamento regionale le donne sono soltanto 15 su 72 parlamentari. L’alert lanciato dal gentil sesso è anche un appello a rispettare il dettato costituzionale e le previsioni normative nazionali che già hanno recepito la quota.

La norma è inserita nel testo di riforma sulle amministrazioni locali. Il voto era previsto quest settimana, ma i lavori del parlamento sono stati rinviati a causa del ciclone Harry.

Per le parlamentari regionali, quella norma deve passare: “E’ una questione di agibilità politica e, per certi versi, anche di civiltà. La norma sulla rappresentanza di genere negli enti locali siciliani, che fissa al 40 per cento la soglia minima per la presenza delle donne e viceversa, va votata a viso aperto. Che la politica abbia bisogno di più donne con impegno diretto è una necessità avvertita dagli elettori, si tratta ora di stimolare anche la partecipazione attiva delle donne con una legge che parte dai Comuni. Nel parlamento regionale siamo solo 15 su settanta parlamentari, e negli enti locali la percentuale di donne elette e nelle giunte è di appena il 12 per cento. Ci auguriamo che nessuno ricorra domani al voto segreto su questa disposizione che, tra l’altro, si adegua ad una norma già vigente a livello nazionale. Votare contro a Sala d’Ercole sarebbe un’abiura, quasi una ritrattazione davvero grave”.