Attualità
“Non abbiamo paura”
Spari a San Filippo Neri allo Zen
“Non abbiamo paura, il nostro capo è Gesù Cristo. Ragazzi, convertitevi prima che sia troppo tardi.” Alle parole pronunciate oggi dal parroco di San Filippo Neri c’è poco da aggiungere se non una sincera ammirazione, per nulla scontata di questi tempi. Padre Giovanni, con serenità e fermezza, spiega che il messaggio di Gesù non può temere qualche colpo di fucile sparato contro la chiesa e nel suo definire “Capo dei capi” proprio Cristo non sfugge l’allusione alla mafia. Vengono in mente le parole di Giovanni Falcone: “La mafia, come ogni fatto umano, ha avuto un inizio ed avrà anche una fine” e dunque chi si fa pastore della propria comunità, come padre Giannalia, certamente non teme un fatto umano e non può retrocedere di un centimetro davanti alle intimidazioni. Intanto l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, oggi ha fatto sapere che celebrerà la messa dell’epifania proprio allo Zen, nella chiesa di san Filippo Neri. Le ultime parole dell’alto prelato sono nette: “Di fronte a questa nuovo, indegno attacco che danneggia addirittura l’aula nella quale si celebra la liturgia, alziamo la voce con forza nei confronti di chi crede di intimidire e di far indietreggiare l’annuncio coraggioso del Vangelo e l’impegno di riscatto sociale e culturale del quartiere. Ostentare queste forme di violenza e di aggressione è segno di debolezza, oltre che di grettezza e di sottosviluppo umano”. Martedì prossimo sarà, allo Zen, anche l’occasione per riempire la chiesa, per far vedere l’anima autentica del quartiere, per ascoltare il vescovo e il parroco e per schierarsi apertamente contro la criminalità. In fondo viene da pensare anche alla figura di San Filippo Neri che fu l’inventore dell’istituzione dell’Oratorio e mai come in questo caso è dalla cultura giovanile che si deve partire. Non a caso a rendere ancora più cupo lo scenario è, in questi giorni, l’eco digitale che accompagna gli spari. Sui social media, infatti, circolano immagini e commenti che esaltano quanto accade allo Zen, trasformando un atto criminale in un contenuto da condividere. Questa spettacolarizzazione del male è un segnale di allarme per l’intero quartiere: la violenza non solo viene agita, ma viene rivendicata con orgoglio davanti a una platea virtuale.