Messina
Presunto peculato ai caselli autostradali: sei misure cautelari tra dipendenti del CAS e un tecnico esterno
L'inchiesta della Procura di Termini Imerese riguarda presunte irregolarità nella riscossione dei pedaggi tra novembre 2025 e gennaio 2026
Sei misure cautelari interdittive sono state eseguite dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese su presunti episodi di peculato legati alla riscossione dei pedaggi autostradali.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese ha disposto la sospensione dal pubblico servizio per sei mesi nei confronti di cinque dipendenti del Consorzio per le Autostrade Siciliane (CAS), in servizio come agenti tecnici esattori presso i caselli autostradali. Una sesta misura ha colpito un dipendente di una società privata incaricata della manutenzione degli impianti di esazione, al quale è stato imposto il divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per lo stesso periodo.
Le indagini ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono
L’indagine, condotta dagli agenti della Sottosezione Polizia Stradale di Buonfornello, ha preso avvio da alcune anomalie riscontrate nella gestione degli incassi ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono, lungo l’autostrada A20 Palermo-Messina.
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero messo in atto un sistema che consentiva di registrare importi inferiori rispetto a quelli effettivamente versati dagli automobilisti al momento del pagamento del pedaggio. La differenza tra la somma corrisposta dagli utenti e quella annotata nei sistemi di riscossione sarebbe stata trattenuta dagli operatori, determinando così un danno economico per l’ente gestore. Gli episodi contestati sarebbero stati commessi tra il novembre 2025 e il gennaio 2026. Nel corso delle indagini sono stati acquisiti elementi investigativi che hanno portato la Procura a richiedere l’applicazione delle misure cautelari interdittive, accolte dal Gip.
La fase delle indagini e la presunzione di innocenza
Prima dell’emissione dei provvedimenti, gli indagati sono stati sottoposti a interrogatorio preventivo, nel corso del quale si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.