Attualità

Rimborsi Sisma 90: “Un diritto è senza scadenza”

Oltre trent'anni di attesa, migliaia di istanze, interlocuzioni costanti con il Ministero dell'Economia e delle Finanze e una partita che resta aperta per i contribuenti delle province di Siracusa, Ragusa e Catania. Al centro del dibattito c'è il riconoscimento dei residui rimborsi fiscali legati al sisma del dicembre 1990. Un fronte che vede impegnati i parlamentari e le istituzioni locali per sanare una disparità di trattamento: quella tra chi riuscì a presentare domanda nei termini e chi, per vari motivi, rimase escluso.

di Chiara Scucces -

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La ferita del sisma del dicembre 1990 continua a far discutere sul piano economico e fiscale nella Sicilia orientale. A distanza di decenni, centinaia di cittadini si sono mobilitati in un nuovo e partecipato momento di confronto per fare il punto sulle somme che lo Stato deve ancora restituire alle comunità delle province di Siracusa, Ragusa e Catania. Se n’è discusso ieri a Siracusa nel corso di una partecipa assemblea organizzata da associazione Sisma 90. Un percorso lungo e complesso, fatto di interrogazioni parlamentari, pec all’Agenzia delle Entrate e tavoli tecnici aperti al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Passi in avanti importanti sono stati compiuti nel 2020 e poi nel 2024, quando migliaia di contribuenti hanno finalmente ottenuto i rimborsi attesi. Ma il perimetro della misura oggi viene ritenuto ancora incompleto.

Il nodo centrale resta dunque lo sblocco per le posizioni inevase e, in particolare, la richiesta di superare il paletto temporale del 2010. La battaglia legale e politica punta dritta al Parlamento e al tavolo tecnico del dicastero economico: l’obiettivo dichiarato è che il diritto al ristoro per le imposte versate in eccesso non conosca barriere di scadenza, chiudendo definitivamente una vertenza storica per il territorio.