Cronaca

Rivolta in carcere, riflettori sulle ‘celle’ siciliane

A Siracusa segnalate criticità igienico-sanitarie con presunta presenza di parassiti

di Sergio Randazzo -

È stata sedata dopo ore di tensione la violenta rivolta scoppiata nel carcere di Enna, dove i detenuti hanno devastato parte dell’istituto, distruggendo telecamere di sorveglianza e danneggiando numerose celle. Decisivo l’intervento del Gruppo di intervento operativo (Gio) della Polizia penitenziaria, supportato da rinforzi giunti da altri istituti.

Otto i detenuti sono stati arrestati, mentre i presunti promotori della sommossa saranno trasferiti in altre carceri. Secondo il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, i disordini sono scoppiati dopo il sequestro di quattro pacchi contenenti materiale illecito, lanciati dall’esterno e destinati ai detenuti. Diversa, invece, la ricostruzione fornita da operatori penitenziari e personale civile, secondo cui la protesta sarebbe maturata in un clima di tensione che si trascinava da mesi, aggravato dal sovraffollamento, dalle condizioni strutturali dell’istituto e dal temporaneo blocco dell’impianto telefonico che, nei giorni scorsi, avrebbe impedito ai detenuti di contattare i familiari. L’episodio riaccende così i riflettori sulle criticità delle carceri siciliane.

A poche ore dalla rivolta di Enna, un’altra segnalazione arriva dalla casa circondariale di Siracusa. L’Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria (Osapp) ha chiesto al Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria di verificare le condizioni igienico-sanitarie di alcune celle, con particolare riferimento alla presunta presenza di parassiti, cimici dei letti e persino roditori nei corridoi del piano terra. “Qualora tali circostanze venissero accertate – scrive l’Osapp in una nota – si configurerebbe un potenziale rischio biologico per gli operatori della Polizia penitenziaria, che temono di contrarre patologie o di trasportare involontariamente gli agenti infestanti nelle proprie abitazioni’