Palermo
Schifani presenta il bilancio della legislatura: “Una Sicilia risanata”.
Numeri e risultati rivendicati dal governatore: conti in ordine, crescita economica e investimenti. Ma l'opposizione attacca: "È solo propaganda".
Quarantacinque pagine. Più che una relazione annuale è, un bilancio politico. Renato Schifani arriva all’Assemblea regionale con un fascicolo pieno di numeri e una tesi precisa: la Sicilia di oggi è più solida di quella ricevuta quattro anni fa.
Il punto di partenza è sempre lo stesso: ha ereditato una regione con un disavanzo superiore ai quattro miliardi, rendiconti in ritardo, credibilità finanziaria da ricostruire. Da lì prende forma il racconto del presidente, che rivendica il risanamento dei conti come la condizione che avrebbe reso possibile tutto il resto.
I numeri scorrono uno dopo l’altro: avanzo di amministrazione oltre i cinque miliardi, crescita delle entrate tributarie senza aumentare le tasse, miglioramento del rating internazionale, PIL cresciuto più della media nazionale, investimenti pubblici e privati, fondi europei, infrastrutture, reti idriche, termovalorizzatori.
Un lungo elenco che, nelle intenzioni del governatore, certifica una Sicilia che cambia passo. Ma è proprio su questo punto che si apre lo scontro politico.
Per l’opposizione quella descritta da Schifani è un’isola che esiste soltanto nei documenti ufficiali. Cateno De Luca parla di un’autonarrazione lontana dalla vita reale dei siciliani. Ismaele La Vardera ironizza su una Sicilia trasformata, nelle parole del presidente, nella “Dubai d’Europa”. Il Partito Democratico attacca sul piano politico e morale, ricordando i tanti deputati finiti sotto inchiesta. Per Cracolici, la legislatura è finita con l’arresto di Cuffaro. mentre il Movimento Cinque Stelle denuncia il divario tra i dati esibiti dal governo e le difficoltà quotidiane dei cittadini.
La maggioranza, invece, si ricompatta. Forza Italia, Fratelli d’Italia, Democrazia Cristiana e Lega difendono il lavoro dell’esecutivo e rilanciano la sfida degli ultimi mesi di legislatura.
Ma, al di là dei numeri e delle dichiarazioni, resta una domanda destinata ad accompagnare il cammino verso il 2027: se il bilancio economico racconta una Sicilia in ripresa, sarà poi la percezione dei siciliani a confermare quel racconto. Perché, alla fine, il giudizio più importante non arriverà dalle agenzie di rating ma dalle urne.