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Siracusa, il classico che parla al presente
Presentata questa mattina a Roma, la 61° stagione INDA
È un puro caso che oggi I Persiani di Eschilo risuonino con una forza così attuale. Eppure accade. Pianificata tre anni fa, la rappresentazione della più antica tragedia giunta fino a noi per intero sembra parlare direttamente al nostro presente, fatto di guerre, equilibri fragili e poteri che si credono eterni. La 61ª stagione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, in programma dal 13 aprile al 28 giugno al Teatro Greco di Siracusa, è stata presentata alla Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma. Al centro del cartellone proprio I Persiani, che il regista Àlex Ollé – tra i fondatori de La Fura dels Baus – legge come il racconto “dello smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata”, attraverso la chiave dell’illusione della perpetuità del potere. La disfatta della flotta persiana a Salamina diventa così specchio del nostro tempo. Ma la stagione dell’INDA non si ferma qui. Come raccontato oggi in conferenza stampa, nel semicerchio di pietra del teatro prenderanno vita anche Alcesti di Euripide secondo Filippo Dini, l’Antigone di Sofocle che chiude il viaggio tebano di Robert Carsen, e il ritorno dell’Iliade firmata da Giuliano Peparini. Il debutto ufficiale sarà l’8 maggio con Alcesti, tradotta da Elena Fabbro. Il 9 maggio andrà in scena Antigone, in traduzione di Francesco Morosi. Il 13 giugno sarà la volta de I Persiani, nella traduzione di Walter Lapini. E poi l’Iliade: prima un’anteprima storica per le scuole dal 13 al 16 aprile con i giovani dell’Accademia INDA, poi dal 14 al 27 giugno il ritorno di Vinicio Marchioni nel ruolo dell’Aedo e di Giuseppe Sartori in quello di Achille, con le musiche di Beppe Vessicchio. In un messaggio scritto, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato come il programma presenti “una visione attuale di grandi tragedie del repertorio classico” e ha ricordato che all’INDA spetta il compito di custodire e far rivivere un elemento essenziale della nostra tradizione, cioè del nostro avvenire.