Attualità

Triplice omicidio Montagnareale giallo sui colpi esplosi

Nuovi elementi balistici e incertezze sul numero dei colpi riaprono il caso della strage di Montagnareale a Messina, dove lo scorso 28 gennaio furono trovati morti tre cacciatori. Attesa per il dossier del RIS, mentre prende sempre più corpo l’ipotesi di una quarta persona coinvolta

di tcf -

Nuovi rilievi, dubbi sul numero dei colpi e una dinamica ancora tutta da chiarire. A due mesi dalla strage di Montagnareale, l’inchiesta sul triplice omicidio resta aperta a scenari sempre più complessi, mentre si attende il dossier del RIS di Messina.

Lo scorso 28 gennaio furono trovati morti Antonio Gatani, 82 anni, e i fratelli Giuseppe e Devis Pino. Unico sopravvissuto, oggi indagato per omicidio volontario, un 50enne che inizialmente aveva reso dichiarazioni parzialmente confessorie, poi ritrattate.

Le analisi tecniche stanno restituendo un quadro meno lineare del previsto. Dodici bossoli repertati, almeno tre armi coinvolte e un numero complessivo di colpi ancora incerto. Proprio questo aspetto rappresenta uno dei nodi principali, perché da esso dipende la ricostruzione esatta della sequenza degli spari. Secondo una prima ipotesi, tutto sarebbe partito da un errore. Giuseppe Pino colpito accidentalmente da Gatani durante la battuta di caccia.

La reazione di Devis sarebbe stata immediata, con diversi colpi esplosi contro l’anziano e successivamente verso l’indagato, senza colpirlo. Quest’ultimo avrebbe poi fatto fuoco, uccidendo Devis. Ma le autopsie riaprono il caso.

Devis sarebbe stato l’ultimo a morire e il colpo fatale non sarebbe compatibile con le armi finora date. Un elemento che alimenta il sospetto della presenza di una quarta persona. Ulteriori accertamenti sono in corso, mentre la Procura di Patti attende la relazione decisiva per fare luce sulla vicenda