Cronaca
Usura al 300%: scattano 5 arresti dopo denuncia vittima
Smantellato un sistema di prestiti amichevoli trasformati in incubi. Tra gli indagati anche chi ricorreva a minacce per riscuotere le rate
Non era un aiuto, ma una trappola. La Polizia di Stato di Messina, su delega della Procura e sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha eseguito all’alba di oggi un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di cinque persone, accusate a vario titolo di usura. Per quattro di loro sono scattati gli arresti domiciliari, mentre per un quinto è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’indagine, condotta dagli uomini della Squadra Mobile, è nata dal coraggio di una vittima che, schiacciata da debiti insostenibili, ha deciso di rompere il muro del silenzio. La persona offesa ha fornito agli inquirenti un resoconto dettagliato: nomi, cifre, date e modalità di dazione del denaro. Un racconto che ha permesso di ricostruire un mosaico di prestiti a strozzo che soffocavano il territorio messinese. Tra le pieghe dell’inchiesta emerge la figura di un cinquantunenne messinese che, approfittando dello stato di bisogno della vittima, avrebbe applicato tassi d’interesse vertiginosi, arrivando a toccare la soglia del 300% annuo.
Particolarmente subdola la strategia di un altro indagato, un uomo di 55 anni, che inizialmente aveva presentato il passaggio di denaro come un “prestito amichevole”. Tuttavia, gli accertamenti tecnici hanno confermato la medesima natura usuraria: dietro la maschera della solidarietà si nascondeva un sistema di profitto illecito identico agli altri. Il quadro indiziario si aggrava per altri tre indagati (di 47, 42 e 30 anni), ai quali viene contestato anche l’uso di metodi intimidatori.
Per ottenere la restituzione di somme sensibilmente superiori a quelle erogate, i tre non avrebbero esitato a ricorrere a minacce dirette. A conferma della solidità dell’impianto accusatorio, durante le indagini gli agenti avevano già proceduto all’arresto in flagranza di un altro soggetto, sorpreso proprio mentre incassava una delle rate del prestito usurario.