Attualità
Via Di Bartolo, protesta residenti e luci spenti sulla teca
La struttura, che avrebbe dovuto valorizzare i reperti greci ritrovati in zona, versa in condizioni critiche: vetri opachi e reperti danneggiati dall’umidità.
Una protesta silenziosa ma eloquente ha attraversato via Di Bartolo, dove i residenti, esasperati dal degrado in cui versa la teca archeologica collocata lungo la strada, hanno scelto di spegnere simbolicamente le luci delle proprie abitazioni. Un gesto semplice ma potente, pensato per attirare l’attenzione delle istituzioni su una situazione che, da anni, appare trascurata.
La teca, che custodisce reperti di epoca greca emersi durante precedenti lavori urbani, nasceva con l’intento di valorizzare la storia del quartiere e renderla visibile ai cittadini. Oggi, però, i vetri sono opacizzati e, soprattutto, l’umidità ha compromesso i reperti custoditi all’interno.
Secondo i residenti, sulle pareti della struttura si formano continuamente condensa e muffe, mentre parti dei reperti mostrano segni evidenti di deterioramento.
“Era un vanto per la via, adesso è una ferita aperta”, racconta una delle abitanti, sottolineando come la teca sia diventata più un simbolo di incuria che di memoria storica.
La scelta di spegnere le luci nelle abitazioni è stata decisa come gesto collettivo e non violento. L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione su un patrimonio che, anziché essere valorizzato, rischia di andare perduto. Molti residenti lamentano che, nonostante segnalazioni ripetute negli ultimi anni, gli interventi si siano limitati a sporadiche pulizie esterne, senza mai affrontare i problemi strutturali della teca, come la mancata ventilazione e l’assenza di un sistema di protezione dall’umidità.
Sul caso è intervenuta l’assessora ai Beni Culturali, Romina Morselli, che ha riconosciuto la gravità della situazione e ha assicurato che il Comune si sta muovendo per trovare una soluzione definitiva.
“Il dialogo con la Soprintendenza è già avviato – ha dichiarato –. La tutela dei reperti è una priorità e stiamo valutando interventi mirati per garantire la loro conservazione. Occorre un progetto condiviso, sia per recuperare ciò che è danneggiato sia per ripristinare la funzione culturale della teca”.
Il caso di via Di Bartolo rappresenta un nodo ben noto alla città: il difficile equilibrio tra tutela del patrimonio archeologico diffuso e gestione quotidiana degli spazi urbani. Gela, ricchissima di storia, è costellata di teche e installazioni archeologiche che spesso soffrono di mancanza di manutenzione.
La protesta dei residenti, pacifica ma determinata, mette al centro una domanda più ampia: quanto la città riesce realmente a custodire il proprio passato? E soprattutto, quali strumenti sono necessari per far sì che questi piccoli “musei a cielo aperto” non diventino monumenti al degrado?