Ragusa

San Giorgio a Modica tra fede e spettacolo: il richiamo del vescovo di Noto

Secondo il vescovo in certi casi l’elemento religioso rischia di passare in secondo piano

di Sergio Randazzo -

Manifesti pubblicitari, cori da stadio, fumogeni e tifo calcistico. Elementi che sempre più spesso accompagnano le feste religiose popolari in Sicilia e che hanno spinto il vescovo della diocesi di Noto, Salvatore Rumeo, a lanciare un chiaro richiamo al senso autentico delle celebrazioni. Il caso che ha riacceso il dibattito riguarda la festa di San Giorgio nel quartiere Sorda, dove da settimane campeggiano manifesti 6×3 che annunciano l’evento. A promuovere la festa, però, non risultano essere la Curia, il Vicariato o la Parrocchia, bensì alcune aziende locali che affiancano il volto del Santo ai propri marchi commerciali.

Il richiamo del vescovo

Il tema è emerso anche durante una trasmissione televisiva, quando il vescovo è stato presentato come “ospite”. Una definizione che monsignor Rumeo ha subito corretto con decisione:
«Non sono ospite, ma padrone di casa», ha affermato. Il presule ha poi espresso un giudizio netto sull’impostazione di alcune celebrazioni:
«Non si tratta più di una processione, ma di un corteo». Secondo il vescovo, infatti, in certi casi l’elemento religioso rischia di passare in secondo piano rispetto alla dimensione spettacolare o civile della manifestazione. «La fede è assoluta – ha aggiunto – ma bisogna rivedere alcuni aspetti: i testi di preghiera, le soste, i percorsi e la presenza di manifestazioni di gioia che devono essere contenute».

Una riflessione che riguarda molte feste

La riflessione del vescovo non riguarda soltanto la festa di San Giorgio, ma molte celebrazioni della diocesi. In diversi casi, infatti, l’organizzazione pratica delle processioni è nelle mani dei gruppi di portatori delle statue, realtà radicate nella tradizione locale ma che talvolta finiscono per assumere un ruolo predominante nella gestione dell’evento. Un fenomeno che, secondo alcuni osservatori, rischia di trasformare la festa religiosa in un momento più identitario e spettacolare che spirituale.

Tra tradizione e spettacolo

Episodi recenti sembrano confermare questa tendenza. Durante alcune celebrazioni non sono mancati fumogeni, cori da stadio e riferimenti calcistici, come accaduto anche in occasione di feste patronali nel territorio ibleo.