Palermo

Assalto da 100 mila euro all’ufficio postale di via Restivo: tre arresti della Squadra Mobile

In carcere tre palermitani accusati di rapina, riciclaggio e ricettazione. Il colpo fu messo a segno sfondando la vetrata con un'auto rubata

di Sergio Randazzo -

La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre palermitani, un quarantenne e due quarantanovenni, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di rapina, riciclaggio e ricettazione in relazione al clamoroso assalto all’ufficio postale di via Empedocle Restivo, a Palermo.

Il provvedimento è stato eseguito dagli investigatori della V Sezione della Squadra Mobile di Palermo, al termine di una complessa attività d’indagine coordinata dall’autorità giudiziaria.

Il colpo alla vigilia del pagamento delle pensioni

L’assalto risale al primo pomeriggio del 31 gennaio 2025, quando una Fiat Tipo, risultata rubata, venne lanciata contro la vetrata dell’ufficio postale, utilizzata come un vero e proprio ariete per aprire un varco all’interno della filiale.

Secondo la ricostruzione investigativa, un uomo alla guida dell’auto e un complice riuscirono a introdursi rapidamente nei locali, costringendo il personale a consegnare il denaro che gli impiegati stavano caricando nello sportello ATM interno in vista del pagamento delle pensioni previsto per il giorno successivo.

Il bottino ammontava a circa 100 mila euro.

Le indagini tra videosorveglianza e intercettazioni

Le indagini della Squadra Mobile hanno consentito di risalire all’identità dei presunti componenti della banda e di ricostruire le fasi preparatorie e successive alla rapina.

Determinanti sono state le immagini degli impianti di videosorveglianza della zona, che hanno indirizzato gli investigatori verso un gruppo ritenuto operante nel quartiere Pagliarelli. Gli approfondimenti sono stati supportati da attività tecniche, servizi di osservazione e pedinamento, perquisizioni e intercettazioni telefoniche.

Secondo gli inquirenti, il colpo sarebbe stato pianificato diversi giorni prima in un covo situato nella zona di viale del Fante, dove gli indagati si sarebbero riuniti per organizzare ogni fase dell’azione.

Il motorino rubato e il ruolo del “palo”

Sempre secondo la ricostruzione della Polizia, nei pressi del covo sarebbe stato fatto confluire un ciclomotore rubato, poi lasciato vicino all’ufficio postale e utilizzato come mezzo di fuga dopo la rapina.

Le telecamere avrebbero inoltre documentato gli spostamenti dei tre indagati, consentendo di attribuire al quarantenne anche il ruolo di “palo” e di supporto ai complici, mentre attendeva all’esterno della filiale a bordo di un altro scooter.

Il ciclomotore utilizzato per la fuga è stato successivamente recuperato nell’area condominiale del presunto covo. Sul mezzo, gli investigatori hanno trovato una targa in cartone applicata sopra quella originale, elemento che ha portato alla contestazione del reato di riciclaggio.